Sicurezza

C8E71E14-C4F5-4742-8B6A-0FAAB7F6894DRiflettevo sulla parola sicurezza.
Da un lato sul suo significato più comune, immediato, inteso cioè come difesa di noi stessi e dei nostri cari da ogni possibile rischio, da qualsiasi pericolo. Dall’altro lato pensavo alla sua etimologia: sicurezza deriva da “senza preoccupazione” e la parola preoccupazione proviene dal verbo “prevenire”.
Sicurezza vuole dunque prevenzione che si manifesta come un rimedio per l’angoscia, la quale rintraccia nel futuro la propria origine.
L’angoscia oscura gli orizzonti di vita, è l’ombra dell’attesa, ha scritto Eugenio Borgna. Essa è la paura del non presente, del “non essente”.
Se la paura vuole qualcosa di tangibile per manifestarsi, l’angoscia al contrario si rivela in quanto degenerazione della paura, è la sua forma patologica, è paura dell’ignoto.
Stipuliamo polizze assicurative, ci vacciniamo. Abbiamo fede in Dio o altrettanto fortemente non crediamo. Sono queste tutte forme particolari dello stesso tema.
Tuttavia, se dal particolare ci si sforza di guardare all’universale, ecco che la sicurezza si trasforma e il suo carattere soggettivo assume le sembianze di “principio” che, in quanto tale, non è possibile definire universalmente.
Da qui un paradosso, che vede fondare la sicurezza nell’insicurezza, il sapere nel non sapere… in tal senso, forse, l’umiltà si rivela come la maggiore tra le virtù dell’uomo.

Il significato di Cultura

8E3062EA-17A3-40E5-AEB1-94F3A5B2740BRagionare sulla Cultura può condurre a un dilemma legato alla sua stessa definizione: cos’è Cultura?
È forse tutto ciò che ci caratterizza e che abbiamo assorbito attraverso l’esempio dei nostri genitori o magari dalla scuola e dagli insegnanti? Certamente si, Cultura è anche questo.

Personalmente ritengo che la Cultura ci definisca in quanto uomini e quindi ci costituisca intimamente come esseri umani.
È certamente figlia di tutte le nostre esperienze e, in tal senso, rappresenta uno strumento per osservare criticamente il mondo, per dare significato alla realtà e conferire valore alle cose. Penso inoltre che la Cultura, proprio perché significante e significato dal valore universale, non possa che rivelarsi attraverso le condizioni di “gratuità” e di “trasmissibilità” che le sono proprie.

È dunque necessario aprirsi alla Cultura per assecondare la propria natura; e il modo migliore per farlo è quello di aprirsi agli altri.

In tal senso vorrei dire a chi parla di oicofobia (e che fa parte della Giunta vercellese), che la Cultura è l’unico bene dell’umanità, che diviso tra tutti, anziché diminuire, diventa più grande.
Non è farina del mio sacco questa frase, sarei felice di prendermi la paternità di questa affermazione; l’ha scritto Hans-George Gadamer, grande filosofo tedesco, molto legato alla sua Germania, grande amante dell’Italia, degli italiani, del mondo… del sapere.

La cultura è gratis, bisogna naturalmente aprirle la porta. In tal modo il mondo cambierà perché sarà lo sguardo dell’osservatore a cambiare…

Ricordi di tennis…

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Ricordo tre fantastiche finali, tra Edberg e Becker, a Wimbledon, l’ultima nel 1990.

Ricordo Michael Chang, americano, e Arantxa Sanchez, spagnola, vincere entrambi a 17 anni il Roland Garros, nel 1989.

Ricordo Ivan Lendl, che rinunciò a tutti i tornei dello Slam, sempre nel 1989, per allenarsi sull’erba e concentrarsi su Wimbledon, unico torneo del Circuito che non aveva mai vinto. Non ci riuscì  neanche quell’anno, perdendo anche la posizione numero uno della classifica ATP.

Ricordo i servizi al fulmicotone di Marc Rosset e di Goran Ivanisevic.

Non dimentico la Seles, accoltellata in campo da un fan della Graff. Tanto spavento per lei, un trauma più mentale che fisico, che la tenne fuori dal circuito WTA per molto tempo.

Non posso dimenticare le sfide tra gli “inarrivabili” del team Bollettieri: Agassi, Sampras, Courier tra gli uomini. Jennifer Capriati e la Svizzera Hingis tra le donne.

Ricordo Thomas Muster, austriaco, Bradley Cooper è il suo sosia più giovane, che vinse il Torneo di Roma, gli Internazionali d’Italia sulla terra rossa, l’anno successivo ad un incidente d’auto dal quale sembrava che non si sarebbe più ripreso. Invece divenne il re della terra rossa, almeno per un paio d’anni… si allenava con il nostro Diego Narciso, che non imparó molto da Muster, purtroppo.

Per l’Italia del tennis non fu un periodo felicissimo. Ricordo solo l’exploit in coppa Davis di Paolino Canè; e Omar Camporese, che portó per due volte al quinto set Boris Becker, la prima volta agli Australian Open, la seconda in Germania in coppa Davis, alcuni mesi dopo, senza mai batterlo. Vinse nel 1991 il torneo di Rotterdam, superando Ivan Lendl in finale. Fu l’apice della sua carriera.
Cristiano Caratti arrivó in finale, nel 1991, a Milano, dove perdette con Volkov.
Io, giovanissimo, assistetti dal vivo all’incontro tra Caratti e Nicklas Kulti, mi sembra fossero i quarti di finale. Ad un passante di Caratti alzai leggermente il pugno in segno di soddisfazione; in quel momento Kulti mi guardò, ero in prima fila, polverizzandomi. Passai il resto del match composto e in rigoroso silenzio.

Era il periodo delle immense telecronache televisive di Rino Tommasi, è lui che ha coniato il termine “veronica” a indicare la volè alta di rovescio, accompagnato dalla voce inconfondibile di Ubaldo Scanagatta. Con loro c’erano anche i grandi Gianni Clerici e Robertino Lombardi.

Era questo il palcoscenico del tennis del dopo Borg; prima degli attuali Federer, Nadal e Djokovic.
Un periodo di grandi talenti, di partite epiche, di grande spettacolo… proprio come ora, esattamente come prima di loro.

Amo questo sport!

25 Aprile. Libertà e liberazione

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La libertà non esiste nel mondo delle cose, è un concetto senza forma, è un’idea, un faro a cui puntare, verso cui dirigersi. È una guida impalpabile, eterea, non dimostrabile.

Ce lo ha detto Kant, lo ha ribadito Hannah Arendt: la libertà non può far parte del mondo naturale, non esiste nell’universo dei bisogni, anzi è totalmente estranea ad esso. Cosa sono i bisogni se non il mangiare, il dormire, il volersi riprodurre… Se ho fame devo mangiare, se non mangio mi indebolisco, mi ammalo, muoio. Il mondo naturale non prevede la libertà, tuttavia non la preclude totalmente poiché essa è sensazione umana, propria dell’individuo.

La libertà non è dimostrabile perché è un pensiero; non ha estensione la libertà, non la si può catturare, eppure è fondamentale per l’uomo che agisce, essenziale per tutti gli individui che vivono nella società, che si attivano in essa e si relazionano con altri individui. Dunque la libertà è dell’uomo ma «solo nel rapporto con gli altri egli può vivere l’esperienza della libertà». (Arendt H., Verità e politica)

Quando penso alle relazioni mi viene sempre in mente Hobbes e il “suo” Stato di natura; cioè una condizione umana archetipica, costituita da leggi preesistenti l’ordinamento civile. Nello stato di natura hobbesiano vige la legge della guerra, del bellum omnium contra omnes, del tutti contro tutti. Per Hobbes l’unica strada percorribile da parte dell’uomo moderno, per non soccombere e abbandonarsi ad una perpetua lotta per la supremazia sull’altro, è quella di istituire un patto sociale tra gli stessi membri della comunità, un vero e proprio contratto attraverso cui tutti debbono associarsi e subordinarsi ad un sovrano al quale vengono trasferiti i diritti naturali di tutti i membri del gruppo sociale.

Questo è un esempio di alienazione. Feuerbach ci parla di alienazione in ambito teologico (teologia come antropologia), Marx la traduce all’interno della dimensione economica, parlandoci del capitale, della figura dell’operaio e della sua disumanizzazione come conseguenza del perverso meccanismo della produzione di ricchezza.

Sono forse, questi, esempi nei quali la libertà viene meno? Soccombere alla tirannia di un gruppo, o di un singolo, o di una condizione socio-economica ostile e alienante, vuol significare abbandonare la libertà?

La risposta non può che essere negativa; la libertà ci appartiene e ci apparterrà sino a che saremo in grado di pensare, perché non esiste se non dentro di noi ed è l’Idea che rappresenta il naturale nutrimento del nostro agire nel mondo.

Il 25 Aprile del 1945 c’era il sole a Milano. Già dal giorno precedente erano nate spontaneamente alcune insurrezioni popolari contro i nazifascisti. La prima vittima fu una donna, Gina Galeotti Bianchi, detta Lia, incinta di 8 mesi, che cadde sotto il fuoco di alcuni soldati tedeschi in fuga da un posto di blocco partigiano. Per tutto il giorno i partigiani, comandati da Sandro Pertini, Luigi Longo, Leo Valiani ed Emilio Sereni, combatterono, strenuamente; alle 9:00 del giorno successivo Corrado Bonfantini, il comandante delle brigate Matteotti, annunciò la liberazione di Milano.

Cos’è la liberazione se non la traduzione attiva della libertà in quanto idea; lo sforzo mondano per dare forma ad un pensiero?

La liberazione raffigura una delle tante possibili rappresentazioni reali del concetto di libertà; e devo ammettere che è quella che prediligo!

In ricordo di Primo Levi

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«A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.» (Primo Levi, Se questo è un uomo)

Sono trascorsi molti anni da quel 27 Gennaio 1945, ad Auschwitz. Sono trascorsi 31 anni dalla morte di Primo Levi, 31 anni oggi, 11 Aprile 2018.
Levi è morto suicida, un gesto che ha affermato ancor più profondamente il suo distacco dal Dio ebreo, dalla fede in una divinità trascendente, allontanamento che ha avuto inizio con la Shoah.
«Kuhn ringrazia Dio perché non è stato scelto […] Non capisce Kuhn che è accaduto oggi un abominio che nessuna preghiera propiziatoria, nessun perdono, nessuna espiazione dei colpevoli, nulla insomma che sia in potere dell’uomo di fare, potrà risanare mai più? Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn».
Con queste parole, tratte da Se questo è un uomo, Levi ha sentenziato la morte di Dio in sè, ma non la Sua dipartita dal campo di prigionia e sterminio.
«Tutte le caratteristiche dell’essere divino sono caratteristiche dell’essere umano» ci ha detto Feuerbach, insistendo sul concetto di alienazione, per cui Dio acquista tanta più forza quanto più l’uomo se ne priva.
«Dietro di me sentii il solito uomo domandare: dov’è Dio. E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca», sono le parole Eli Wiesel, prese dal suo libro La Notte, con le quali descrive la morte di un bambino, impiccato nel campo di Auschwitz dalle SS. Una lenta agonia la sua, una fine che non sopraggiunge se non dopo mezz’ora di sofferenza.
La religione cristiana afferma che Dio si è fatto uomo e come uomo ha percorso tutto il cammino delle nostre paure, delle nostre passioni, facendone la sua passione. «Giuda, quello che devi fare fallo, e fallo in fretta», «Dio allontana da me questo calice, ma sia fatta la tua e non la mia volontà», «Padre perché mi hai abbandonato?». Ho citato a memoria alcuni estratti delle mie letture giovanili del Vangelo; testo che rappresenta la testimonianza di Gesù in quanto uomo. Ciò mi permette di immedesimarmi, ci permette di immedesimarci tutti in lui, proprio perché uomini.
«Beati saranno coloro che vedendo crederanno, ma ancor più beati saranno coloro che pur non vedendo crederanno» sono le parole di Cristo risorto, di fronte all’incredulità di Tommaso.
Credere in Dio é un atto di fede e la fede esige, secondo alcuni, la sospensione della ragione. A me piace pensare, al contrario, che credere in Dio non voglia una tregua tra noi e la nostra razionalità. Penso che la fede, la ragione la comprenda e non la trascenda.
Condivido l’idea di Eli Wiesel per cui le domande abbiano una forza non più presente nelle risposte; e ritengo che il segreto del “Credere” risieda proprio nella forza contenuta nella domanda.
Per Nietzsche Dio é morto; eppure l’immagine platonica del filosofo che si libera dalle catene ed esce dal buio della caverna contemplando finalmente la luce del sole, ha la capacità di farmi pensare al tutto e non certo al nulla.
Primo Levi ha avuto la fortuna di sopravvivere al campo di sterminio; tuttavia, l’essere stato testimone della crudeltà di cui l’uomo è capace lo ha cambiato profondamente, ha letteralmente ucciso una parte di lui.
Una crudeltà che si è rivelata in tutta la sua realtà anche in quanto disumanizzazione dell’umano. Ragionando in questi termini e ripensando le parole di Feuerbach, mi viene da dire che Dio c’era, era sicuramente presente ad Auschwitz, molto più che altrove.

Votare: da homo sapiens a homo videns

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Il voto è alle porte e rappresenta il momento nel quale il cittadino ha la reale occasione di esercitare la propria sovranità; un esercizio democratico a cui oggi, purtroppo, tanti elettori preferiscono rinunciare.

Non c’è dubbio sul fatto che i cittadini italiani, storicamente i più assidui frequentatori della cabina elettorale, negli ultimi 30 anni si siano adeguati al trend astensionista occidentale (anche la letteratura scientifica sull’argomento è concorde).

Il messaggio del “dovere civico”, oggi, non sembra far breccia nella coscienza degli elettori.

Una spiegazione plausibile potrebbe risiedere nella sfiducia verso le istituzioni e nel disinteresse per la politica in generale, due temi tra loro strettamente imparentati. Tuttavia questi sono solo due degli elementi che strutturano un dato composito ben più articolato e complesso.

Emanuele Ferragina, in un suo libro pubblicato nel 2014, ci ha parlato di una maggioranza invisibile costituita dai non rappresentati della nostra politica: sono i disoccupati, i neet (Not in Education, Employment or Training), i pensionati meno abbienti e i precari. Una maggioranza silenziosa fatta di tanti (tantissimi) individui che intraprendono la via della rinuncia al voto.

Di particolare attrattiva, per i politologi, è il cosiddetto astensionismo intermittente (sono coloro, cioè, che votano solo in certe occasioni), un fenomeno che funge sempre più spesso da ago della bilancia negli appuntamenti che contano (le “Politiche” ad esempio).

Se dovessi dare un parere personale direi che quando a vincere è “il partito dell’astensione”, a perdere è pur sempre il movimento degli astenuti. Se nel referendum (il recente sulle riforme costituzionali ne è un esempio) il non votare rappresenta un’opzione tecnicamente valida, al contrario la chiamata alle urne per le “Politiche” vuole una scelta attiva. In quest’ultimo caso il non-voto non sceglie, il non-voto subisce la scelta di altri.

Riflettere su questi argomenti mi riporta alla memoria le parole di Giovanni Sartori secondo il quale, e lo ha scritto in un suo testo nel 1997, noi tutti (chi più chi meno) siamo ormai passati dallo stato di homo sapiens a quello di homo videns. Sartori parlava della spettacolarizzazione politica, della politica televisiva, di un prodotto nel quale gli aspetti scandalistici diventano rilevanti, a discapito (purtroppo) degli elementi sostanziali, cioè i temi e i programmi politici. Approfondire costa! Costa tempo, risorse intellettuali, sacrificio. L’elettore mediamente si accontenta delle notizie sui telegiornali, sui giornali e delle news (spesso delle fake-news) sul web. Approfondire ha un prezzo, al quale molti cittadini si sottraggono.

Esistono dei software in rete (alcuni sofisticati, voluti da università importanti, altri meno attendibili) che permettono di verificare la propria posizione politica su una mappa o su un grafico; il tutto attraverso la somministrazione di un questionario, di una batteria di domane mirate. Si tratta del cosiddetto Voting Advice Application, strumento che potrebbe essere una alternativa, se ben strutturata, per aiutare i più indecisi a collocarsi all’interno dello spazio politico di cui sono parte.

Riporto di seguito un link dove procedere con il quiz-test: Test_Politico

Ho deciso, sulla base di questo tipo di ragionamento, di riassumere i programmi politici pubblicati dal PD, dal M5s, dalla coalizione di Destra, cioè delle tre realtà politiche più forti attualmente in Italia, in tre link riportati in calce a questo articolo. L’ho fatto con un intento divulgativo, confidando che possa materializzarsi quale strumento utile ai lettori per meglio comprendere la progettualità politica dei nostri rappresentanti, che è ciò che veramente conta in sede di decisione di voto.

Programma M5S

Programma PD

Programma Coalizione di Destra

Programma coalizione di destra

Programma della coalizione di Centro/Destra

http://www.forza-italia.it/speciali/Programma_centrodestra_condiviso_10_PUNTI.pdf

CENTRODESTRA-LOGHI-4Il programma, condiviso dalla coalizione di centro-destra (FI, Lega, Fratelli d’Italia), consta di 10 punti molto semplici e diretti che non si discostano dalla forma mentis condivisa e caratterizzante i partiti di matrice nazional-protezionistica attuali, quella della sponda TAN del nuovo asse occidentale GAL/TAN (Green-Alternative-Libertarian/Traditional-Authoritarian-Nationalist).

Particolarmente rilevante appare il tema della Flax-Tax, cioè dell’introduzione di un’unica aliquota fiscale. La proposta nasce con il fine dichiarato di contrastare l’evasione fiscale.

La Flax Tax non è un’imposta progressiva applicata sulla base della fascia di reddito di appartenenza (sistema attuale), bensì è una tassa (una percentuale) uguale per tutti, senza alcuna distinzione.

  1. MENO TASSE
  • Riforma del sistema tributario con l’introduzione di un’unica aliquota fiscale (Flat tax) per famiglie e imprese con previsione di no tax area e deduzioni a esenzione totale dei redditi bassi e a garanzia della progressività dell’imposta con piena copertura da realizzarsi attraverso il taglio degli sconti fiscali
  • No all’imposta sulle donazioni, no all’imposta di successione, no alla tassa sulla prima casa, no al bollo sulla prima auto, no alle tasse sui risparmi
  • Pace fiscale per tutti i piccoli contribuenti che si trovano in condizioni di difficoltà economica
  • Abolizione dell’inversione dell’onere della prova fiscale e riforma del contenzioso tributario
  • Chiusura di tutto il contenzioso e delle pendenze tributarie con contestuale riforma del sistema sanzionatorio tributario
  • Introduzione del principio del divieto di tassazione in assenza di reddito (Irap, IMU, bollo auto, donazioni e successioni)
  • Pagamento immediato di tutti i debiti della Pubblica amministrazione nei confronti di cittadini e imprese anche con lo strumento innovativo dei Titoli di Stato di piccolo taglio
  • Con le risorse liberate dalla Flat tax, stimolo agli investimenti pubblici e privati
  • Facilitazione dell’accesso al credito per le piccole e medie imprese
  • Modifica dello split payment rendendo neutra l’applicazione dell’IVA su tutta la filiera di produzione
  • Profonda revisione del Codice degli appalti per rilanciare gli investimenti e l’occupazione
  1. MENO STATO INVADENTE, PIÙ STATO EFFICIENTE, PIÙ SOCIETÀ
  • Riorganizzazione della macchina dello Stato secondo il principio della pari dignità fra la Pubblica amministrazione e il cittadino
  • Taglio visibile agli sprechi mediante l’effettiva introduzione del principio dei fabbisogni e dei costi standard
  • Autocertificazione preventiva delle iniziative in ambito privato, ora sottoposte ad autorizzazione con verifica ispettiva al termine delle opere
  • Chiusura effettiva di Equitalia con libertà per gli Enti locali di decidere i metodi di riscossione
  • Abolizione del limite all’uso del contante
  • Piano per il Sud: sviluppo infrastrutturale e industriale del Mezzogiorno, uso più efficiente dei fondi europei con l’obiettivo di azzerare il gap infrastrutturale e di crescita con il resto del Paese
  • Piano straordinario per le zone terremotate
  1. MENO VINCOLI DALL’EUROPA
  • No alle politiche di austerità
  • No alle regolamentazioni eccessive che ostacolano lo sviluppo
  • Revisione dei trattati europei
  • Più politica, meno burocrazia in Europa
  • Riduzione del surplus dei versamenti annuali italiani al bilancio UE
  • Prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, sul modello tedesco (recupero di sovranità)
  • Tutela in ogni sede degli interessi italiani a partire dalla sicurezza del risparmio e della tutela del Made in Italy, con particolare riguardo alle tipicità delle produzioni agricole e dell’agroalimentare
  1. PIÙ AIUTO A CHI HA BISOGNO
  • Azzeramento della povertà assoluta con un grande Piano di sostegno ai cittadini italiani in condizione di estrema indigenza, allo scopo di ridare loro dignità economica
  • Aumento delle pensioni minime e pensioni alle mamme
  • Estensione delle prestazioni sanitarie
  • Raddoppio dell’assegno minimo per le pensioni di invalidità e sostegno alla disabilità
  • Incentivi all’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro
  • Azzeramento della legge Fornero e nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile
  • Codice delle norme a tutela dei diritti degli animali domestici e di affezione
  • Piano straordinario di riqualificazione delle periferie, restauro delle coste e dei siti di interesse monumentale anche attraverso la “sostituzione edilizia”
  1. PIÙ SICUREZZA PER TUTTI
  • Lotta al terrorismo
  • Ripresa del controllo dei confini
  • Blocco degli sbarchi con respingimenti assistiti e stipula di trattati e accordi con i Paesi di origine dei migranti economici
  • Piano Marshall per l’Africa
  • Rimpatrio di tutti i clandestini
  • Abolizione dell’anomalia solo italiana della concessione indiscriminata della sedicente protezione umanitaria mantenendo soltanto gli status di rifugiato e di eventuale protezione sussidiaria
  • Introduzione del principio che la difesa è sempre legittima
  • Adeguamento ai parametri medi occidentali degli stanziamenti per la Difesa
  • Carabinieri e poliziotti di quartiere e estensione dell’esperimento “strade sicure” con impiego delle Forze Armate per la sicurezza delle città
  • Tutela della dignità delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate con stipendi dignitosi, dotazioni adeguate di personale, mezzi e tecnologie adeguati al contrasto del crimine e del terrorismo
  • Inasprimento delle pene per violenza contro un pubblico ufficiale
  • Revisione della legge sulla tortura
  1. PIÙ GARANZIE PER CIASCUNO
  • Riforma della giustizia per assicurare il diritto a un giusto processo
  • Separazione delle carriere della magistratura inquirente e giudicante
  • Nuova disciplina delle intercettazioni, della custodia preventiva, del diritto alla difesa
  • Tempi dei processi nella media UE, piano straordinario di smaltimento delle cause arretrate, risarcimento agli innocenti, non appellabilità delle sentenze di assoluzione
  • Potenziamento del ricorso a misure alternative al processo penale, sulla base delle esperienze positive della messa alla prova, in assenza di pericolosità sociale, anche in relazione alla finalità rieducativa della pena
  • No a sconti di pena per reati di particolare violenza e efferatezza
  • Accordi bilaterali per detenzione nei Paesi d’origine e nuovo Piano carcere
  1. PIÙ SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA
  • La famiglia come primo e fondamentale nucleo della società
  • Piano straordinario per la natalità con asili nido gratuiti e consistenti assegni familiari più che proporzionali al numero dei figli
  • Quoziente familiare
  • Tutela del lavoro delle giovani madri
  • Difesa delle pari opportunità e tutela delle donne con riconoscimento pensionistico a favore delle madri
  • Obiettivo di piena occupazione per i giovani attraverso stage, lavoro e formazione
  1. PIÙ QUALITÀ NELLA SCUOLA, NELL’UNIVERSITÀ E NELLA SANITÀ PUBBLICA
  • Più libertà di scelta per le famiglie nell’offerta educativa e sanitaria
  • Incentivazione della competizione pubblico-privato a parità di standard
  • Abolizione di anomalie e storture della legge impropriamente detta “Buona scuola”
  • Piano di edilizia scolastica
  • Centralità del rapporto docente-studente nel processo formativo
  • Centralità del rapporto medico-paziente nel circuito dell’assistenza sanitaria
  • Sostegno all’aggiornamento e meritocrazia
  • Azzeramento progressivo del precariato
  • Rilancio dell’Università italiana per farla tornare piattaforma primaria della formazione
  • Sostegno ed aiuto all’associazionismo sportivo quale strumento di crescita sociale
  1. PIÙ AUTONOMIE TERRITORIALI, MIGLIORE GOVERNO CENTRALE
  • Elezione diretta del Presidente della Repubblica
  • Riduzione del numero di parlamentari
  • Introduzione del vincolo di mandato
  • Rafforzamento delle autonomie locali
  • Modello di federalismo responsabile che armonizzi la maggiore autonomia prevista dal titolo V della Costituzione e già richiesta da alcune regioni in attuazione dell’articolo 116, portando a conclusione le trattative attualmente aperte tra Stato e Regioni
  • Piano straordinario per l’adeguamento di Roma capitale agli standard delle principali capitali europee
  • Una politica più responsabile e rispettosa del mandato degli elettori
  1. PIÙ TECNOLOGIE, CULTURA E TURISMO. TUTELA DELL’AMBIENTE. EFFICIENTAMENTO ENERGETICO.
  • Più tecnologie innovative applicate all’efficientamento energetico
  • Sviluppo e promozione di cultura e turismo
  • Tutela dell’ambiente
  • Piena diffusione delle infrastrutture immateriali
  • Digitalizzazione della Pubblica amministrazione
  • Piano di ristrutturazione delle tecnostrutture e migliore utilizzo delle risorse per le nuove tecnologie per tutto il sistema delle imprese, con particolare riferimento alle piccole e medie
  • Sostegno alle start-up innovative, anche attraverso la semplificazione del crowdfunding
  • Risparmio energetico ed efficientamento della rete
  • Sicurezza degli approvvigionamenti
  • Più efficienza della produzione energetica e dei consumi nell’edilizia, nell’industria e nei trasporti
  • Sostegno alle energie rinnovabili