Un po’ di me

mirko

Picture by Closeup Photographers

Sono nato e vivo a Vercelli. Ho una laurea triennale in Urbanistica e una laurea magistrale in Sociologia, entrambe conseguite in ritardo, ben oltre i limiti d’età convenzionalmente accettati dalla nostra società.

Nonostante ció, nel settembre del 2016, ho deciso di iscrivermi al corso di laurea in Filosofia e Comunicazione dell’Università del Piemonte Orientale.

Il 2016 è stato un anno particolarmente denso. Ancor più denso il mese d’aprile, mese che mi ha visto laureato in Sociologia e sposato con la mia Laura. Dicembre ha concluso un anno di grande impegno e dedizione e ha tenuto a battesimo la pubblicazione del mio primo saggio politico dal titolo “C’era una volta… La destra e la sinistra“, edito da Edizioni Effedì.

Naturalmente la mia vita non è fatta di solo studio, il mio percorso accademico corre in parallelo con la mia normale attività lavorativa. Dal 2001 al 2006 ho lavorato nel campo dell’Information Technology, a Milano, occupandomi di sicurezza informatica e di networking. Da 10 anni lavoro per gli istituti di ricerca statistica Doxa e Ipsos, sempre a Milano.

Porto con me l’idea per cui la vita sia come una città, cioè fatta di piazze e monumenti; ma anche di scorci, piccoli, caldi e carichi di significato.

2 pensieri su “Un po’ di me

  1. Ombretta

    Buongiorno dott.Crescenzo
    Leggerò il suo libro per comprendere perché abbiamo perso il concetto di Stato e perché a fare politica ci sono soprattutto coloro che ” non hanno un mestiere” e non le migliori memti del Paese come succede in altri Stati.
    Lavoro ed ho lavorato con politici e funzionari …quindi non ho più speranze per il mio amato Paese, non ne ho più.
    Le auguro una buona giornata
    Ombretta

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    1. Gent.ma Ombretta, la ringrazio per il suo commento.
      Comprendo il suo sconforto; se il mio testo sarà in grado di stimolare una riflessione in più e riaccendere la fiammella della fiducia ne sarò ben lieto.
      Rinunciare al proprio spazio nell’arena politica sarebbe come abbandonarsi al ruolo, come diceva Hannah Arendt, di “mero esemplare intercambiabile della razza umana”.
      L’azione, che la Arendt vedeva solo nella politica attiva, nel nostro caso (e nella particolare condizione storica che stiamo vivendo) si potrebbe tradurre anche solo nel voler approfondire le tematiche, per non banalizzarle. L’obiettivo deve trasformarsi da “individuale” a “sociale”. Il percorso è lungo e arduo, tuttavia ogni periodo di rivoluzione, come ci ha insegnato Thomas Kuhn, pretende del tempo e del generale accordo, oltre che di impegno, per convertirsi nuovamente in quiete.
      Un caro saluto

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