Votare: da homo sapiens a homo videns

voto

Il voto è alle porte e rappresenta il momento nel quale il cittadino ha la reale occasione di esercitare la propria sovranità; un esercizio democratico a cui oggi, purtroppo, tanti elettori preferiscono rinunciare.

Non c’è dubbio sul fatto che i cittadini italiani, storicamente i più assidui frequentatori della cabina elettorale, negli ultimi 30 anni si siano adeguati al trend astensionista occidentale (anche la letteratura scientifica sull’argomento è concorde).

Il messaggio del “dovere civico”, oggi, non sembra far breccia nella coscienza degli elettori.

Una spiegazione plausibile potrebbe risiedere nella sfiducia verso le istituzioni e nel disinteresse per la politica in generale, due temi tra loro strettamente imparentati. Tuttavia questi sono solo due degli elementi che strutturano un dato composito ben più articolato e complesso.

Emanuele Ferragina, in un suo libro pubblicato nel 2014, ci ha parlato di una maggioranza invisibile costituita dai non rappresentati della nostra politica: sono i disoccupati, i neet (Not in Education, Employment or Training), i pensionati meno abbienti e i precari. Una maggioranza silenziosa fatta di tanti (tantissimi) individui che intraprendono la via della rinuncia al voto.

Di particolare attrattiva, per i politologi, è il cosiddetto astensionismo intermittente (sono coloro, cioè, che votano solo in certe occasioni), un fenomeno che funge sempre più spesso da ago della bilancia negli appuntamenti che contano (le “Politiche” ad esempio).

Se dovessi dare un parere personale direi che quando a vincere è “il partito dell’astensione”, a perdere è pur sempre il movimento degli astenuti. Se nel referendum (il recente sulle riforme costituzionali ne è un esempio) il non votare rappresenta un’opzione tecnicamente valida, al contrario la chiamata alle urne per le “Politiche” vuole una scelta attiva. In quest’ultimo caso il non-voto non sceglie, il non-voto subisce la scelta di altri.

Riflettere su questi argomenti mi riporta alla memoria le parole di Giovanni Sartori secondo il quale, e lo ha scritto in un suo testo nel 1997, noi tutti (chi più chi meno) siamo ormai passati dallo stato di homo sapiens a quello di homo videns. Sartori parlava della spettacolarizzazione politica, della politica televisiva, di un prodotto nel quale gli aspetti scandalistici diventano rilevanti, a discapito (purtroppo) degli elementi sostanziali, cioè i temi e i programmi politici. Approfondire costa! Costa tempo, risorse intellettuali, sacrificio. L’elettore mediamente si accontenta delle notizie sui telegiornali, sui giornali e delle news (spesso delle fake-news) sul web. Approfondire ha un prezzo, al quale molti cittadini si sottraggono.

Esistono dei software in rete (alcuni sofisticati, voluti da università importanti, altri meno attendibili) che permettono di verificare la propria posizione politica su una mappa o su un grafico; il tutto attraverso la somministrazione di un questionario, di una batteria di domane mirate. Si tratta del cosiddetto Voting Advice Application, strumento che potrebbe essere una alternativa, se ben strutturata, per aiutare i più indecisi a collocarsi all’interno dello spazio politico di cui sono parte.

Riporto di seguito un link dove procedere con il quiz-test: Test_Politico

Ho deciso, sulla base di questo tipo di ragionamento, di riassumere i programmi politici pubblicati dal PD, dal M5s, dalla coalizione di Destra, cioè delle tre realtà politiche più forti attualmente in Italia, in tre link riportati in calce a questo articolo. L’ho fatto con un intento divulgativo, confidando che possa materializzarsi quale strumento utile ai lettori per meglio comprendere la progettualità politica dei nostri rappresentanti, che è ciò che veramente conta in sede di decisione di voto.

Programma M5S

Programma PD

Programma Coalizione di Destra

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