Forte incontro tra culture

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Il nostro si dimostra essere un tempo di “forte incontro” fra culture differenti.
È bene ricordare come l’Occidente, la cultura occidentale che conosciamo e di cui siamo parte, nella quale siamo immersi, altro non è che il prodotto di un evento interculturale.
Intendo dire che la nostra civiltà è la risultante dell’incontro tra la cultura greca, la cultura romana, quella ebraica e quella cristiana.
La questione relativa all’incontro tra culture diverse, il tema dell’ospitalità e quello del relazionarsi con l’altro-da-noi, non sono degli argomenti meramente attuali, non rappresentano un’attrattiva filosofica di nuova generazione.
La sociologia, la filosofia, la politica, sono tutte discipline che si interrogano sui temi dell’universale e dell’interculturalità da molto tempo. Nonostante ciò è solo negli ultimi decenni del XX secolo che si è sviluppata una discussione importante (e allargata) su questi specifici argomenti, questioni che hanno radunato tanti autorevoli intellettuali contemporanei.
È giusto anche solo citarne alcuni: mi viene in mente Hans Georg Gadamer, con la sua teoria della “fusione di
orizzonti”; Karl Jaspers, che ci ha parlato di “età assiale”; Paul Ricoeur, quest’ultimo che tanto ha contributo all’argomento relativo all’immigrazione, all’ospitalità e che ci ha offerto l’immagine di ciò che egli ha definito “universali in contesto”; quasi un ossimoro, il suo, con il quale egli ha voluto dipingere un incontro tra diverse culture, occasione concreta per un reciproco arricchimento, nel tentativo di “universalizzare i singoli universali”.
Sempre Ricoeur si è interrogato, in un suo articolo pubblicato sulla rivista “Vita e pensiero” dell’università Cattolica di alcuni anni or sono, su chi fosse realmente lo straniero. Nell’articolo viene posto risalto al tema dello spirito identitario, quella sfera di appartenenza che lega i soggetti e li aiuta a definirsi come singoli elementi di un insieme comune. Un senso di appartenenza che, cito Ricoeur, “si troverà a vacillare, a essere in qualche modo scalzato, minato alla base, dalla riflessione che segue, incentrata sul ricordo simbolico di essere stati
stranieri”.
INCENTRATA SUL RICORDO SIMBOLICO DI ESSERE STATI STRANIERI, una frase che fa riflettere, che deve fare riflettere.
Mi sovviene, ragionando su questi argomenti, un saggio di Benedetto Croce;  il cui titolo ha tutto il sapore di universalità, di universale: “Non possiamo non dirci cristiani”.

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