La Repubblica – Libro quinto

platone

Leggere “La Repubblica” non è un esercizio facile, almeno per chi non possiede gli strumenti adatti per farlo. Di seguito, propongo una rivisitazione del testo di Platone, con il fine di renderlo più semplice e con l’auspicio che la lettura possa rappresentare un primo passo per avvicinarsi all’originale.

Libro quinto

Libro Quinto

Mi accingevo ad elencare i quattro aspetti degli Stati male amministrati, quando notai Polemarco bisbigliare qualcosa all’orecchio di Adimanto.

“Che succede ragazzi miei?” chiesi loro.

“Socrate, siamo tutti d’accordo nel ritenere che tu sia stato alquanto evasivo in una certa questione” mi rispose Polemarco.

“Cosa intendi dire, mio caro?” gli chiesi.

“Voglio dire che sei voluto passare oltre ad un argomento davvero spinoso, liquidandolo come se fosse stato di scarsa importanza”.

“A quale ti riferisci, in particolare?”

“Al fatto che i nostri guardiani debbano avere in comune donne e bambini, oltre che tutto il resto”.

Intervenne anche Trasimaco: “Credi forse che non desideriamo tutti ascoltare fino in fondo il tuo argomentare?”

“Ragazzi miei, siete così insistenti che non posso fare altro che accontentarvi, seppure temo che il mio ragionamento possa essere considerato come una pia illusione. Nel procedere, inoltre, come mi avete pregato di fare, corriamo il rischio di non percorrere la strada della verità, perché anche io non ho piena dimestichezza su questo tema”.

“Socrate, sin da ora ritieniti assolto da qualsiasi imputazione e parla senza timore” mi rispose Glaucone.

“Allora facciamolo! Direi che un buon modo per procedere sia quello di considerare i nostri guardiani come dei cani da pastore. Glaucone, dimmi: pensi, forse, che le femmine dei cani non aiutino i maschi a proteggere le pecore o a cacciare solo perché hanno partorito dei cuccioli?”

“No, Socrate. Non lo penso affatto” mi rispose “Faranno tutto insieme, purché si tenga conto della fragilità delle femmine rispetto alla costituzione fisica più robusta dei maschi”.

“Bene, Glaucone. Rispondimi ora: è possibile adibire un certo animale alle stesse attività di un altro, dando loro cibo differente e una differente preparazione?”

“Ti direi di no, Socrate”.

“Quindi uomini e donne, se verranno impiegati per una medesima funzione, dovranno godere dello stesso tipo di educazione, o sbaglio?”

“Non sbagli affatto!” mi rispose.

“Se ho detto bene, allora, le donne dovranno essere educate alla musica e alla ginnastica, esattamente come gli uomini. Alcuni, però, potrebbero sollevare la questione che le donne non dovrebbero fare ginnastica nude all’interno delle palestre, se in compagnia degli uomini. Molti lo troverebbero ridicolo… La pensi anche tu in questo modo?”

“Non saprei, Socrate. Certamente qualcuno potrebbero pensarlo”.

“Glaucone, io credo che, proprio perché abbiamo deciso di iniziare un simile discorso, allora non dobbiamo dar peso all’idea di chi lo trova ridicolo”.

“Credo tu abbia ragione”.

“In effetti, anche quando i Cretesi e gli Spartani, molto tempo fa, introdussero questa modalità particolare di fare ginnastica, da parte degli uomini, per molti la questione sembrò ridicola e inappropriata, almeno inizialmente. Tuttavia, poiché si era sperimentato la comodità nel fare ginnastica nudi, allora questo modo di fare entrò gradatamente a far parte dell’uso comune. Caro Glaucone, in verità ti dico che ci si deve prendere gioco solo delle cose malvagie e non di quelle che conducono al bene”.

“Sono perfettamente d’accordo con te, Socrate”.

“Ora, procederemo cercando di capire se davvero le donne potranno essere impiegate in tutte le attività destinate agli uomini, compresa la guerra”.

“In che modo?” mi chiese.

“Un metodo potrebbe essere quello di argomentare nella medesima maniera che userebbero dei contestatori”.

“Perfetto, facciamolo!”

“Allora, potremmo esordire dicendo che qualcuno, in precedenza, aveva affermato che chiunque dovrebbe occuparsi del proprio e non dell’altrui, per mantenere giustizia nello Stato”.

“Certamente, potremmo dire proprio così”.

“E continueremmo dicendo che per natura uomini e donne sono differenti e, dunque, destinati a svolgere mansioni differenti”.

“Certamente, gli oppositori non potrebbero che parlare in questo modo”.

“Ebbene dimmi, Glaucone, come si potrebbe mai ribattere a questi argomenti?”

“Non saprei proprio come, Socrate”.

“In effetti non è un argomento semplice da affrontare. Siamo d’accordo che uomini e donne non condividano la stessa natura, eppure ora affermiamo che debbano essere impiegati per gli stessi ruoli. Ci siamo gettati in mezzo a questioni che fanno parte dell’eristica, mio caro Glaucone, e non della dialettica”.

“Cosa intendi dire?” mi chiese.

“Che è facile giocare con le parole, meno semplice sarà invece approfondire e comprendere nel modo giusto la questione, per come è nella realtà. Allora, senza timore di incorrere nell’errore, cerchiamo di capire che cosa significhi avere stessa natura oppure natura differente”.

“Facciamolo!”

“Bene, Glaucone. Se dicessimo che i calvi e i chiomati non condividono la stessa natura e ci interrogassimo se fosse lecito per i primi fare gli artigiani e non lo fosse invece per gli altri, sarebbe per te un buon modo di procedere?”

“Tutt’altro, mi appare alquanto grottesca come procedura”.

“Ed io ti darei ragione, mio caro amico, perché avremmo preso in considerazione solo un tipo di diversità e non la diversità nella sua assolutezza. Ascoltami bene, in precedenza non abbiamo affermato che i medici condividono la stessa natura?”

“Certamente!”

“Rispondimi a questa domanda, allora: secondo te, un medico e un fabbro condividono la stessa natura?”

“Direi proprio di no, Socrate”.

“Benissimo, Glaucone. Dimmi, ora, se condividessimo l’idea per cui la differenza tra donna e uomo stesse solo nel fatto che la prima partorisce mentre il secondo la feconda, in questo caso non potremmo dire che uomo e donna abbiano una medesima natura e che entrambi potrebbero rivestire il ruolo di custodi dello Stato?”.

“Così sembra” mi rispose Glaucone.

“Non sarà la migliore predisposizione ad imparare, a fare la differenza tra chi è Guardiano e chi non lo è, a prescindere dal genere di appartenenza?”

“Ti direi di si, Socrate”.

“Bene, Glaucone, questo significa che fra i due sessi la natura ha distribuito le attitudini con equilibrio, per cui tra uomo e donna l’unica diversità rimane nella forza fisica”.

“Sicuramente”.

“Allora, tra tutte le donne ve ne saranno alcune predisposte a diventare guardiane e, per questa ragione, condivideranno l’educazione con gli uomini toccati dalla loro stessa vocazione. Ora, Glaucone, dal tuo punto di vista tutti gli uomini sono uguali o vi saranno alcuni tra loro migliori di altri?”

“Penso che alcuni saranno migliori” mi rispose.

“Inoltre, non credi che i Guardiani saranno migliori dei calzolai?”

“Pare di si”.

“E le donne che condividono la stessa natura di questi uomini Guardiani, non saranno migliori delle donne con natura differente dalla loro?”.

“Certamente, se fanno parte dei Guardiani”.

“Bene, quindi converrai con me quando affermo che la condizione migliore per lo Stato è quella di avere uomini e donne di questa fattura, al suo governo e a sua difesa. L’unica accortezza, mio buon amico, sarà quella di affidare alle guardiane dei compiti più leggeri, proprio in considerazione della loro differente costituzione fisica”.

“Certamente”.

“Inoltre, nessuno riderà se le donne faranno ginnastica senza vestiti, esattamente come gli uomini. Chi mai lo facesse, Glaucone, non dimostrerebbe solo la propria inettitudine?”.

“Assolutamente si, Socrate! ”.

“Bene, siamo scampati alla prima ondata e non ne siamo stati completamente sommersi”.

“Non è stata affatto piccola quest’ondata, caro Socrate” mi disse.

“Aspetta, perché il mare è ancora grosso. Ti dico, infatti, che nessuna donna potrà scegliere un uomo, bensì tutte le donne e tutti gli uomini vivranno in comunanza di ogni cosa. In tal senso, anche i figli saranno messi in comune, in modo che nessuno di essi riconosca il proprio genitore e, allo stesso modo, nessun genitore possa riconoscere il proprio figlio”.

“Non la vedo facile da applicare questa legge. Inoltre, Socrate, quale beneficio darebbe alla comunità?” mi chiese.

“Pensiamo alla condizione in cui si trovano i nostri Guardiani. Non vivono insieme a stretto contatto, tra uomini e donne?”

“Certo, lo abbiamo detto”.

“Bene. Non pensi, Glaucone, che nel tempo nascerà in loro la voglia naturale di giacere insieme?”

“Mi pare chiaro, è normale”.

“Allora, sarà cura dei Governanti che anche questa condizione si eserciti nella modalità più utile allo Stato” gli dissi.

“E come si potrebbe organizzare una simile cosa?”

“Prima di tutto selezionando i migliori tra di loro, non i più giovani e neanche i più anziani, bensì chi è nella piena maturità fisica. Per farlo, i Governanti dovranno ricorrere a delle menzogne, naturalmente sempre nell’interesse di tutta la comunità e proprio per questo motivo avranno lo stesso valore dei farmaci”.

“Che tipo di menzogne, Socrate?”

“Verranno imposte regole ferree, mascherate da sorteggi, in modo che gli uomini migliori si uniscano solo con le donne migliori, mentre gli uomini mediocri giaceranno unicamente con le donne della loro stessa fattura. In questo modo, ai loro occhi saranno la fortuna e la sfortuna le vere responsabili del destino di tutti. Naturalmente solo i governanti saranno a conoscenza della verità”.

“Sembra un ottimo trucco per far rispettare la legge” mi disse.

“Certamente, Glaucone. Inoltre, si alleveranno i figli dei migliori e non quelli dei mediocri. I primi verranno condotti in asili ubicati in zone particolari dello Stato e lì verranno allattati da tutte le madri, indistintamente, le quali li riconosceranno tutti come propri. I figli dei mediocri, invece, insieme a quelli malformi dei Guardiani più dotati, saranno condotti in un luogo inaccessibile e sconosciuto”.

“Credo che questo sia davvero il modo più giusto per mantenere l’eccellenza tra i Guardiani”.

“Ti dico, inoltre, che l’età giusta per partorire sarà quella compresa tra i venti e i quarant’anni, mentre l’uomo potrà generare sino ai cinquantacinque anni. Vi sarà divieto per tutti di generare figli se non secondo la legge che ti ho descritto”.

“E così dovrà essere!” Poi mi disse: “Socrate, vorrei che mi spiegassi una questione che mi interessa particolarmente”.

“Ti ascolto, Glaucone. Domanda pure”.

“Come faranno i nostri Guardiani a non incorrere in spiacevoli equivoci?”.

“Ho ben compreso quello che intendi, caro amico. Vuoi sapere come faranno a non mischiarsi tra consanguinei. Glaucone, tutti i bambini che nasceranno dal settimo al nono mese dal concepimento saranno da tutti chiamati figli e tra loro fratelli. Inoltre, i padri e le madri chiameranno nipoti tutti i figli dei figli.”

“Benissimo”.

“Ora, Glaucone, non dovremmo dimostrare che il modo descritto di procedere rappresenta davvero la soluzione migliore da adottare per il benessere dello Stato?”

“Certamente, dimostriamolo!” mi rispose.

“Perfetto! Per farlo credo che per prima cosa sia giusto definire quale sia il più grande bene per lo Stato e, di contro, quale sia il suo più grande male?”

“Direi di si”.

“Io credo, Glaucone, che il bene più grande per uno Stato sia ciò che lo mantiene unito, mentre il male peggiore è rappresentato da quella cosa che lo disunisce, ossia quel fattore negativo che da uno lo riduce a molteplice. In questo senso, ritengo che la condizione di comunanza tra i Guardiani, di cui abbiamo parlato sino ad ora, assomigli davvero al bene che stiamo cercando”.

“Lo penso anch’io, Socrate”.

“In effetti, Glaucone, convieni con me se ti dico che quando si subisce una ferita ad un dito al contempo se ne accorge tutto il resto del corpo?”

“Certamente” mi rispose.

“Ciò non accade sia per il dolore che per il piacere?”

“Cosa intendi dire?”

“Ascoltami bene. Quando una parte del corpo viene curata, non sei d’accordo che tutto il resto ne avverte beneficio e sollievo proprio perché il dolore è passato?”

“Certo, Socrate. È proprio come dici tu”.

“Quindi, quando un cittadino viene colpito da un qualsiasi fatto, sia esso buono oppure cattivo, lo Stato non riconoscerà subito che quel fatto lo tocca direttamente e condividerà tutto il piacere o il dolore del suo cittadino?”

“Ora capisco quello che intendevi dire e ti do ragione!” mi rispose.

“Pensiamo allora allo Stato per come lo abbiamo costruito: la comunanza tra genitori e figli non comporterà che al suo interno vi sia una massima coesione?”

“In che modo?” mi chiese.

“Non è normale che all’interno di qualsiasi tipo di Stato, da una parte avremo i Governanti e dall’altra chi è governato?”

“Certamente”.

“In uno Stato fondato secondo giustizia, come il nostro, i Governanti saranno chiamati salvatori o difensori da parte dei cittadini, ne convieni?”.

“Assolutamente si”.

“Negli altri Stati, invece, saranno chiamati Signori i primi e servi i secondi, giusto?”.

“Certo, saranno chiamati proprio in questo modo”.

“Ascoltami ancora, Glaucone. Nel nostro Stato i Governanti, tra di loro, si chiameranno alleati e si comporteranno tra loro come fratelli, o figli, o padri, o madri, insomma come una famiglia. Sei d’accordo?”

“Certo! Non avrebbe senso che tali appellativi rimanessero parole senza far corrispondere loro delle azioni”.

“Esatto! Nel nostro Stato non solo si chiameranno in tal modo ma si sentiranno davvero tutti parte di una stessa famiglia. Negli altri Stati, invece, si chiameranno colleghi di Governo e in tal modo si sentiranno”.

“Sono perfettamente d’accordo con te, Socrate”.

“Allora, converrai ancora con me se ti ripeto che i dolori e i piaceri saranno avvertiti da tutto lo Stato, in quanto comuni sensazioni tra tutti i Guardiani e che la coesione sarà il risultato del sentimento familiare di costoro”.

“Assolutamente si!” mi disse.

“Tale comunanza è la loro caratteristica propria e ti ribadisco che nessuno, tra di essi, possiederà alcunché, né abitazioni, né terreni, né ricompense in cambio delle loro attività. Tutto ciò per un motivo semplice, Glaucone: perché i beni materiali, ovvero qualsiasi tipo di proprietà, non fanno che procurare lite e contesa tra gli uomini”.

“Mi sembra giusto, Socrate”.

“Ti dico, inoltre, che saranno i più anziani a vegliare sul rispetto delle regole da parte dei più giovani, che non trasgrediranno per due motivi fondamentali: prima di tutto per la vergogna che ne conseguirebbe, in seconda battuta per il timore del castigo inferto loro dagli altri fratelli”.

“Ben detto!”

“Ragazzi miei, non mi avevate mosso anche la critica per cui questi poveri servi dello Stato sembravano alquanto infelici, proprio perché privati di qualsiasi proprietà o di ricompensa? E io, miei cari, non vi avevo forse risposto che la felicità dello Stato prescinde dalla felicità di tutti i suoi membri e che i Guardiani sono felici in relazione alla propria naturale predisposizione al servirlo, se questa attività è fatta secondo metodo?”

“Certamente Socrate, ricordiamo bene quello che hai detto e lo abbiamo dimostrato ancora meglio proprio ora” mi rispose ancora una volta Glaucone.

“Bene. Ora possiamo ammettere senza paura di smentita che la comunanza di cui abbiamo parlato, quella tra uomini e donne, non procura l’effetto di snaturare la femminilità delle Guardiane e neppure procura alcun impedimento al loro utilizzo in guerra”.

“Assolutamente!”

“Ti dico inoltre, Glaucone, che i guerrieri dovranno condurre in battaglia tutti i figli già in forze, educandoli in tal modo al loro futuro di combattenti. Naturalmente, i genitori sceglieranno con cura le spedizioni meno pericolose, in modo che non vi siano rischi per l’incolumità dei giovani. Proprio in vista di questa prova, i figli apprenderanno molto presto a cavalcare, in tal modo potranno fuggire più facilmente dalla battaglia in caso di pericolo”.

“Mi sembra giusto, in questo modo saranno ben istruiti per quando dovranno combattere loro stessi”.

“Ora dimmi, mio caro, in guerra quale comportamento dovranno tenere i nostri guerrieri?”

“Dimmelo tu, Socrate”.

“Non credi che chi dovesse abbandonare le armi per paura lo si dovrebbe degradare a semplice cittadino?”

“Certamente!”

“Inoltre, chi si farà catturare non dovrebbe essere lasciato nelle mani del nemico?”

“Non si potrebbe fare altrimenti, caro Socrate”.

“Se, invece, un nostro guerriero si distinguesse per le sue gesta eroiche, allora egli non dovrebbe ricevere gloria e onori dai suoi stessi fratelli e dai ragazzi più giovani? E non dovrebbero farlo direttamente sul campo di battaglia?”

“È naturale, Socrate. Si deve manifestare subito tutto l’apprezzamento a eroi di questo genere”.

“Per di più, in tali occasioni, nessuno di loro dovrà lesinare di onorarlo e di baciarlo, cosicché l’eroe acquisisca ancora più fiducia e motivazione”.

“Mi sembra un ottimo comportamento da tenere nei suoi confronti”.

“Non è finita, Glaucone. Gli sarà anche data l’occasione di giacere più volte con le donne migliori, in modo che possa avere molti figli, con la speranza che assomiglino a lui. Inoltre, mio caro, gli eroi morti in battaglia verranno ricordati e venerati come se fossero degli Dei e si dirà ai guerrieri che il loro spirito li accompagnerà in guerra”.

“Dici proprio bene”.

“Ora, vogliamo trattare anche del codice d’onore da tenere in guerra?”.

“Certo, Socrate”.

“I nostri guerrieri non dovranno mai fare schiavi gli altri Greci e si farà in modo che questa regola sia accettata e condivisa da tutti gli altri Stati. In tal modo, Glaucone, non credi che saranno possibili future alleanze interne, per cui nessun Greco abbia mai a temere un’invasione da parte delle popolazioni barbare?”

“Certo! Molto saggio questo modo di fare” mi rispose.

“Inoltre, i nostri guerrieri non dovranno mai spogliare i nemici morti in battaglia se non delle loro armi, sarebbe infatti un segno di infamia e di avidità fare in altro modo; e non si accaniranno sul corpo ormai esanime del nemico, sarebbe inutile combattere un avversario ormai privo dell’anima”.

“Tutto giusto!”

“Non si dovrà rubare, saccheggiare, incendiare le città degli avversari, perché anche se in guerra i nostri guerrieri dovranno sempre rispettare la casa, i beni e la libertà degli altri Greci. Vi dico ciò, miei cari, perché tutti noi Greci formiamo un’unica grande etnia, un’unica famiglia allargata. Ecco perché non chiameremo guerra, bensì discordia, la tenzone fra i membri di questa stessa etnia”.

“Socrate, tutto questo è bellissimo. Dicci come sarà possibile costituire uno Stato di questo tipo nella realtà” mi disse.

“Caro Glaucone, sono appena scampato a due ondate e ora tu mi vorresti costringere ad affrontarne un’altra ben più temibile delle altre?”

“Sai bene che non ti lasceremo andare via sino a che non ci riterremo soddisfatti”.

“Allora facciamolo!”.

“E noi ti seguiremo!”.

“Allora, è stata la nostra voglia di ricercare la giustizia a condurci qui dove siamo ora, o sbaglio?”

“È proprio così” mi rispose.

“Non potremmo dire che l’uomo perfettamente giusto incarna il modello a cui dobbiamo rifarci per avvicinarci alla felicità? Mi riferisco non tanto al ricalcarne fedelmente la condizione quanto all’assomigliargli, perché sappiamo bene che più ci si avvicina a un modello tanto più ne si condivide la sorte”.

“Mi sembra un ottimo modo di ragionare sulla questione”.

“Glaucone, ascoltami bene. Credi forse che un pittore sarà meno bravo se, dopo aver dipinto un modello di suprema bellezza, non riuscirà a dimostrarne l’esistenza anche nel mondo reale?”

“Io ti direi di no, Socrate”.

“La stessa cosa vale per noi, caro amico, che abbiamo fondato il nostro Stato solo teoricamente tralasciando il fatto che esista davvero o meno. Glaucone, ti faccio una domanda, cerca di rispondermi secondo coscienza”.

“Chiedi pure, Socrate”.

“Dal tuo punto di vista, mio caro, sarà possibile fare qualsiasi cosa per come lo si è dichiarato, oppure il fare lo potremmo considerare meno vicino al vero di quanto lo sia il dire?”

“Credo che tra il dire e il fare ci sia una certa distanza, Socrate” mi rispose.

“Bene, dunque sarai ben lontano dal pretendere che io possa dimostrare come lo Stato che ho costruito a parole possa realizzarsi tale e quale nella realtà, o sbaglio? Dovresti invece ritenerti soddisfatto se nella realtà troverai uno Stato che, più di altri, si avvicina a quello da noi teorizzato”.

“Direi di si, Socrate”.

“Allora, concentriamoci su cosa si potrebbe modificare negli Stati esistenti per renderli migliori e più simili al nostro, facendo in modo di trovare il numero minimo di modifiche dalle quali ottenere il massimo risultato”.

“Facciamolo!”

“Certo Glaucone, lo faremo. Ti avverto, però, che questa sarà l’ondata più pericolosa! Sei pronto?”

“Ti ascolterò senza timore”.

“Bene, ti dico che il solo modo per poter raggiungere il nostro obiettivo, ossia per fare di ogni Stato uno Stato governato secondo giustizia, sarà di assegnare il potere ai filosofi o, tuttalpiù, ci accontenteremo che siano i governanti attuali a filosofeggiare secondo il giusto metodo”.

“Caro Socrate” mi disse “questa tua dichiarazione ti attirerà parecchie inimicizie, almeno se non saprai sostenerla a dovere. Io ti sono amico e ti sono vicino, con me non dovrai temere nulla. Tuttavia, al di fuori di questa cerchia di amici, dovrai difendere bene la tua tesi”.

“Te lo dimostrerò come si deve, Glaucone. Dimmi, per favore, sei d’accordo che un’amante, per definirsi tale, non dovrà amare solo una parte dell’amato ma ne sarà innamorato interamente”.

“Direi di si, però dovresti spiegare meglio quello che intendi”.

“Caro Glaucone, non sei forse d’accordo se affermo che risulta spontaneo il cercare una qualsiasi scusa per amare chiunque sia nel fiore degli anni, così come gli amanti del vino trovano qualsiasi pretesto pur di apprezzare un qualsiasi vino?”

“Certamente”.

“Allora, similmente, colui che brama degli onori, ogni tipo di onore, nel momento in cui non è in grado di riceverne da chi gli è superiore, pur di averne li ricercherà da chi gli è inferiore. Ne convieni?”

“Direi di si, Socrate”

“In modo identico accade per chiunque voglia una cosa qualsiasi, nel senso che la desidera per tutta la sua interezza e non solo per una sua parte”.

“Non posso obiettare, Socrate. Per me dici il vero”.

“Fatto questo come principio, caro Glaucone, dovremmo tutti ammettere che il filosofo non desidera solo una parte della sapienza ma la desidera tutta”.

“Certamente!”

“Ancora meglio, figliolo, ti dico che i filosofi amano contemplare la verità”.

“In che senso lo dici, Socrate?”

“Te lo spiegherò, Glaucone. Intanto rispondimi: il bello e il brutto sono tra loro opposti?”

“Certo, come potrebbero non essere così, Socrate?”

“Dunque, proprio perché opposti, sono due”.

“Certamente”.

“Seguimi bene, Glaucone. Se sono due, allora ognuno di essi sarà uno, ne convieni?”

“Se sono due ognuno sarà uno, certo Socrate”.

“Questo discorso potrebbe estendersi al giusto e all’ingiusto, al buono e al cattivo e a tutte le idee dell’Iperuranio, che sono ognuna un’unità, se prese in sé, ma risultano molteplici nella nostra esperienza quotidiana”.

“È proprio così, esattamente come lo hai descritto”.

“Io direi, allora, che i filosofi, a differenza di tutti coloro che amano la bellezza nelle sue tante manifestazioni, sono coloro che amano il bello nella sua forma unica, quella più elevata e che comprende tutte le altre sue forme”.

“Lo credo anch’io!” mi disse.

“Il filosofo, quindi, è colui al quale appartiene la vera conoscenza, mentre gli altri, che si fermano all’apparenza, ne traggono da essa solo un’opinione. Dimmi, Glaucone, se ti dico che solo quello che è, è conoscibile, mentre ciò che non è, non lo si può assolutamente conoscere, comprendi quello che intendo?”

“Con fatica”.

“Ascoltami, amico mio, se ciò che possiede l’essere lo chiamassimo conoscenza, mentre il non essere lo associassimo all’ignoranza, mi comprenderesti di più?”

“Mi sembra di si!”

“Bene, secondo te potrebbe esistere una condizione intermedia tra l’essere e il non essere, ossia tra la conoscenza e l’ignoranza?”

“Ti direi di si… Però non ne sono certo”.

“Non potrebbe essere l’opinione a possedere una certa forma di esistenza che sta tra l’essere e il non essere?”

“Potrebbe davvero, l’opinione in effetti sembra stare nel mezzo tra la sapienza e l’ignoranza”.

“Seguimi ancora, mio caro. Conoscenza del vero, ossia di ciò che è, ed opinione, non rappresentano due facoltà umane distinte tra loro? Infatti, la prima non ha come oggetto la conoscenza dell’essere per quello che è, mentre l’opinione ha come fine il mero opinare?”

“Mi sembra proprio che sia così”.

“Ascoltami bene, converrai con me che l’opinare non potrà certo avere come oggetto della sua opinione l’essere in quanto tale, poiché quest’ultimo è oggetto della vera conoscenza, o sbaglio?”

“Non sbagli per nulla!”

“Avrà quindi come oggetto il non essere?”

“Non è possibile, Socrate. Come si potrebbe opinare su ciò che non è?”

“Bravissimo Glaucone. Se a ciò che non è associamo l’ignoranza e a ciò che è leghiamo la conoscenza, allora l’opinione deve essere una facoltà intermedia tra le altre due, ovvero si rivolgerà a una realtà che sta tra l’essere e il non essere”.

“Sono d’accordo, Socrate”.

“Allora dimmi, ragazzo mio, una simile realtà sarà in grado di concepire l’unità?”.

“Non penso proprio che possa”.

“Concepirà quindi la molteplicità, ossia ciò che è mutevole”.

“Lo credo bene”.

“Chi possiede un’opinione sulle cose che mutano, non sarà di certo in grado di conoscere l’oggetto della sua opinione per ciò che è, mentre chi conosce le cose per come sono non ne può avere una mera opinione, bensì una vera conoscenza”.

“Direi di si, Socrate”.

“E costoro che aspirano alla conoscenza piena dell’essere, non sono forse i filosofi?”

Continua…

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