Domenica mattina al fiume…

sesia
E’ stata una mattinata strana, diversa dal solito. Diversa sì, sebbene simile a quelle che erano le mie domeniche mattina di alcuni anni fa.

Questa voglia di uscire alle prime ore dell’alba, di correre sull’argine del fiume; da tanto tempo non provavo sensazioni di questo tipo. Oggi il correre aveva qualcosa di speciale; le gambe rispondevano alla perfezione, nessun affanno. Il sole batteva prima sulla mia nuca, poi sul mio viso trascinando l’incedere della mia falcata lungo tutto l’anello naturale che nasce dalla chiesetta del quartiere “Isola” di Vercelli, passa sull’argine del Sesia accanto ai campi seminati a mais e alle risaie, circumnaviga un maneggio che si erge bianco tra i campi, sino a ritornare alla chiesetta.

Quarantacinque minuti che hanno avuto il gran merito di dirigere i miei pensieri su varie questioni, del tutto differenti e al di fuori del contesto che stavo vivendo. Quando ero più giovane e più allenato, riuscivo a estraniarmi dalla corsa e ad usare l’esercizio fisico per riflettere, in questo modo ero in grado di raggiungere una concentrazione tale che spesso invidiavo in altre circostanze.

D’un tratto, nel fissare i miei piedi rincorrere l’ombra allungata di fronte a me, sono sopraggiunte ai miei occhi alcune immagini. Nel notare una lingua di terra entrare nel fiume, sottraendo spazio all’acqua, ho immaginato una corda tirata tra una sponda e l’altra e decine, centinaia di persone unite nel cercare di passare da un estremo all’altro. Immagini viste nei telegiornali o sui social, incastonate nella mia memoria, disegni su di un foglio trasparente sovrapposto alla realtà.

Passando oltre, ho visto un papà con il figlio di circa quattro anni. Li ho salutati mentre passavo loro accanto, e alla mia mente sono sopraggiunte immagini lontane nel tempo di un bimbo e di suo padre, entrambi al fiume a tirare pietre piatte sull’acqua. Stessa età di quel bimbo, stesso sorriso nel godersi la semplicità di una domenica mattina.

A un tratto decido di allungare il passo, di mettermi alla prova. Non và, gli anni passano, la forma cambia; eppure sono sempre io, scavando ritrovo sempre mè stesso.

Devo solo scavare di più rispetto a prima.

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