C’era una volta… La destra e la sinistra

É possibile trovare nelle librerie oppure online sul Catalogo Effedì, su Ibs o su Mondadori, il mio libro C’era una volta… La destra e la sinistra.15253637_10154701036339356_1757729758137790349_n

Nel leggere il titolo il riferimento alla politica pare diretto, immediato. In realtà nel mio testo non si parla della politica che conosciamo dai telegiornali e dai mezzi informativi in genere, è un testo di scienza politica, di studio del comportamento politico, è un saggio scientifico.

Spesso le spiegazioni scientifiche si sovrappongono a quelle dettate dal senso comune, altre volte no.

La scienza ha il dono di smascherare la fragilità del semplice buon senso, o come lo chiamava Marc Bloch “un insieme di postulati irragionevoli e di esperienze frettolosamente generalizzate”. Da qui il primato della spiegazione scientifica, che ho la forte convinzione debba essere a portata di tutti, debba essere reperita facilmente, debba essere altresì leggibile, fruibile, intelligibile.

Il libro nasce con questa idea e con questo spirito di divulgazione.

Molti, non addetti, confondono la pratica politica con la scienza politica. Un mio amico attivista politico, ultimamente, ribattendo ad alcune mie affermazioni, mi ha detto testualmente: “la politica non può essere una scienza, perché è fatta dagli uomini, quindi è imprevedibile”.

Da qui il misunderstanding, il malinteso, in buona fede naturalmente. 

Studiare il comportamento politico (degli elettori o dei partiti) va oltre la semplice pratica, cioè l’applicazione di strumenti che permettono di attuare delle politiche. Non è il conoscere la differenza, seppur importante per chi fa politica, tra una determina e una delibera, argomento sollevatomi da una cara amica non troppo tempo or sono. In quest’ultimo caso, in realtà, per dar luce all’argomento specifico, basterebbe leggere e assimilare un testo di diritto amministrativo o costituzionale, o un manuale redatto per chi esercita funzioni particolari all’interno della PA.

Fare uno studio delle dinamiche e dei comportamenti che investono il campo politico si traduce, ad esempio, nel voler capire come sono nati i partiti e quali sono stati i meccanismi che hanno innescato la trasformazione dell’assetto politico/istituzionale occidentale dalla fine degli anni ’70 del XX secolo in avanti.

Il compito dello scienziato sociale (politologo in questo caso) diviene quello di andare a ritroso e ricercare le cause che possano dare spiegazione ad un fenomeno umano, scovare cioè delle invarianti ma anche cercare la soluzione nelle differenze, quest’ultime analizzate sul lungo periodo.

Perché esistevano, negli anni ’50 e ’60, zone omogenee in Italia che avevano il merito di intercettare il voto verso l’uno o l’altro partito? Oppure zone periferiche o centrali di città che prediligono l’uno o l’altro movimento politico? Esistono ancora le ideologie, intese come nel secolo scorso? Sinistra e destra traducono ancora con efficacia il nostro sistema politico, moderno, immerso in una società neoliberista, post-industriale, oppure il loro significato, nel tempo, ha subito delle trasformazioni?

Queste sono alcune delle domande che deve porsi un ricercatore che fa scienza politica; e questi sono alcuni dei quesiti che trovano risposta nel mio libro.

Perché ho scelto di affrontare queste argomentazioni è una domanda che trova risposta nei miei interessi, nei miei studi. Il perché lo abbia voluto fare in forma semplificata risiede nella volontà di fornire un servizio. 

Le informazioni sono importanti e questo libro diviene un mezzo in più per accedervi; è, come lo ha definito un mio caro amico sociologo, un mezzo di “sofisticazione politica”.

Partire dalle pagine finali chiarirà ancor di più lo spessore degli argomenti trattati. Molti dei testi presi in esame e riportati in bibliografia sono rari, difficilmente rintracciabili. Anche in questo senso, il mio testo, vuole arrogarsi una funzione di servizio.

All’interno del libro non si legge solo di “scienza politica”, ho inserito anche parti storiche, elementi che permettono al lettore di respirare dopo una serie di paragrafi complessi.

Parlo della società del rischio di Ulrich Beck e del concetto di società liquida di Zygmunt Bauman; descrivo i meccanismi di formazione del sistema partitico moderno, partendo dall’analisi dei cleavages politici di Stein Rokkan e Martin Lipset, temi che richiedono concentrazione nel leggerli; tuttavia ci si riesce a “distrarre” con la storia dei partiti della Prima e della Seconda Repubblica in Italia, di Tangentopoli e del discorso alla Camera di Craxi, nel luglio del 1992. Quest’ultimi racconti, sì, autorevoli e interessanti, ma che domandano un impiego minore di “risorse mentali” da parte del lettore.

È un testo denso di citazioni, non solo scientifiche; molte, infatti, fanno parte della cultura comune, della letteratura; ad esempio cito Dickens e Calvino.

Cosa mi ha spinto ad avvicinarmi alla sociologia e alle tematiche che afferiscono all’analisi dei fenomeni politici? Sicuramente un profondo interesse per l’uomo e il gusto di non abbandonarmi a interpretazioni del comportamento umano dettato dal mero buon senso. Ogni spiegazione deve possedere validità generale e necessaria, acquisendo in tal modo una dignità, una autorevolezza scientifica. In un’epoca come la nostra, un’epoca in cui l’accesso allo studio è pressoché un diritto universale (almeno nei Paesi occidentali), è giusto e doveroso attrezzarsi per non banalizzare argomenti che investono tutti, la politica è infatti di tutti, per tutti, tocca ognuno di noi. Il distacco della società civile dalla politica è un male che deve essere affrontato da tutti coloro che ne sono immersi.

Prima di pubblicare il mio libro, l’ho sottoposto all’attenzione di alcuni politologi famosi nell’ambiente accademico (anche internazionale). Uno di loro mi ha risposto, dicendomi che, secondo il suo parere, il mio testo usava un linguaggio troppo banale, non scientifico, non consono ad un testo di scienza politica.

La sua bocciatura è stata, in realtà, per me, una vera e propria promozione; la conferma di ciò che volevo ottenere. Cioè distaccarmi da questo spirito autoreferenziale che caratterizza coloro (non tutti fortunatamente) che scrivono di questi argomenti, e avvicinarmi a chi della scienza politica non ne sente una vocazione, ma un interesse.

Spero che i lettori mi promuoveranno, in tal senso.

Nota curiosa: il “pensatore” in copertina è stato disegnato da mia moglie Laura.

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Il libro è acquistabile online a questi indirizzi:

Store Edizioni Effedì

Store Ibs online

Store Mondadori online

5 pensieri su “C’era una volta… La destra e la sinistra

    1. Mirko Crescenzo

      Gentile Luca,
      in effetti entrambi sono presenti all’interno del mio libro, precisamente sono citati tutti e due nel primo capitolo.
      Il cantautore Giorgio Gaber entra a far parte del mio testo, nato con un forte spirito divulgativo, a rappresentanza del fatto che i due termini, destra e sinistra, sono stati da tempo, ormai, assorbiti dal gergo comune.
      Norberto Bobbio, al contrario, è uno studioso che della diade sinistra/destra ci ha regalato una visione filosofico/scientifica molto interessante e autorevole, punto di vista irrinunciabile per chi vuole trattare di questo argomento specifico in modo accademico.
      Un caro saluto

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    1. Ti ringrazio per il commento.
      Ho visto il film, come tutti quelli in cui ha recitato Christian Bale che è uno degli attori che seguo più volentieri, sin dai tempi de “L’impero del sole”.
      Ti direi che non vedo somiglianze tra il mio libro e il film che citi. Il mio è un saggio, non un romanzo.
      Un caro saluto.

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