Vita da quarantena

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Nel mio peregrinare senza meta in giardino, che non ha le dimensioni dei Giardini Vaticani o di Versailles, sia ben chiaro, ho stretto amicizia con due vicini: Aurora e Tommaso.
Era inevitabile incontrarsi perché anche a loro piace stare un po’ all’aperto, per di più girano ininterrottamente in bici lungo tutto il vialetto di ingresso della loro abitazione… Ah, dimenticavo… Aurora ha sei anni mentre Tommaso ne ha otto.

Diciamo che non ho fatto fatica a fare amicizia con loro, sono simpaticissimi e molto competenti su vari argomenti di discussione: hanno una conoscenza enciclopedica sullo sport, ne sanno veramente tanto sulle mete migliori per le vacanze, sulla musica poi… “Gigi d’Agostino li batte tutti!” secondo il loro autorevole punto di vista.

Da un po’ di tempo, per di più, capita spesso di sentire il suono del campanello della bicicletta di Aurora… quello è un segnale. Eccolo lì, infatti, un biglietto arrotolato, inserito nel graticolato che divide il nostro giardino dal loro.. Laura e io aspettiamo con trepidazione quel momento e, naturalmente, facciamo altrettanto, ricambiando con un nostro messaggio arrotolato.

Ieri, Tommaso, mentre si stava esibendo con passione in uno dei suoi famosi e interessantissimi monologhi, ha introdotto repentinamente un nuovo argomento. Si trattava di un gioco molto molto bello, “…uno di quelli per computer, sai?” mi ha detto, “di quelli che ci si può giocare online con gli amici… ma non più di un’oretta al giorno, però”.
“Perché?” Gli chiedo io.
“Perché la mamma altrimenti si arrabbia”…

Isabella, sua madre, ha giustamente posto delle regole ben precise, regole che Tommaso accetta senza fiatare ma che non vede proprio di buon occhio. Certi suoi amichetti, infatti, ci giocano molto di più rispetto a lui, “anche due ore al giorno e sono fortissimi” mi dice alzando un po’ la voce e guardando con la coda dell’occhio Isabella che lo stava ascoltando poco distante.
Alla fine ci salutiamo e ritorniamo ognuno alle proprie faccende…

Entro in casa e inizio a scrivere. Lo faccio ormai per consuetudine tutti i pomeriggi e in questo periodo per almeno 3 o 4 ore. Intanto penso e vado su google… scrivo il nome del gioco di Tommaso sulla barra di ricerca… clicco su un video che mi mostra l’anteprima…
“Vabbè, dai…” decido di scaricarlo… 37 gigabyte “ma sì, lasciamolo andare” mi dico…
Dopo circa un’ora ce l’ho sul computer, lo installo e … “click” lo avvio.

È uno di quei giochi in soggettiva, il mio personaggio corre ovunque alla ricerca di non so cosa con l’inspiegabile obbligo di sparare a tutti coloro che, plausibilmente, sono alla ricerca di quella cosa che non si sa cosa possa essere…
“Certo che se riuscissi almeno a sparare…” penso io, che ho come arma principale un piccone. In mezzo alla strada trovo una mitragliatrice, non me lo spiego, vabbè… il problema è come abbandonare il piccone e acchiapparla… e le munizioni? Non ne ho, dove saranno?

Nel momento in cui mi chiedo tutto quello che mi pare sensato chiedermi, tra cui se il gioco sia adatto a un bimbo di 8 anni… “Sbam!”… Sono morto! Quel tizio mi ha sorpreso alle spalle.
Mentre il mio personaggio si sta inspiegabilmente rigenerando, decido di abbandonare la scena.

Proprio in quel momento appare un “popup” sullo schermo: è Tommaso che mi invita a giocare nella sua squadra, mia moglie aveva mandato il mio nome utente a Isabella. Non posso esimermi… dunque, iniziamo a giocare insieme.

Ci metto circa 3 minuti a capire come attivare il microfono per parlare con Tommy… “Ma cosa sta combinando?” sento dire a Tommaso mentre fatico a capire come districarmi tra il correre, lo sparare e attivare l’audio…Alla fine ce la faccio! Intanto muoio 3 volte nel giro di 2 minuti, mentre Tommy si affanna a difendermi da chiunque cerchi di farmi fuori.

Mi sento una palla al piede, lo stress è elevatissimo, tanto che la mia cervicale inizia a farsi sentire come neanche dopo un’ora di work-out intenso in palestra… tant’è che prendo il coraggio a due mani e… “Tommy, mi sa proprio che non sono capace, non credo di farcela”… gli dico.

Dall’altra parte: “Allora Mirko, prima di tutto bisogna essere positivi e non dire mai che non ce la si può fare. Vedrai che insieme ce la faremo”.

Caricato abbestia dalle sue parole riesco a stabilire il mio record personale del non farmi ammazzare per ben 5 minuti di fila, correndo e saltando ovunque a più non posso. Alla fine però desisto, fingendo di dovere aiutare Laura a lavare i piatti, pena il non poter più giocare per un bel po’. Ci siamo dati appuntamento per il giorno successivo, promettendo a me stesso una session di allenamento in solitaria alla sera.

Da quest’esperienza ho imparato due cose importanti:
– La prima, che sono invecchiato e che certi giochi non sono fatti per quelli della mia età.
– La seconda, che in ogni caso non bisogna mai demordere e mai arrendersi, perché nel mondo ci sono dei Tommaso che ti guardano le spalle, che ti danno la carica nei momenti difficili e che non ti abbandonano a te stesso, mai!

…e forse, proprio grazie a Tommy, ho capito il senso del gioco…

Grazie.

2 pensieri su “Vita da quarantena

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