L’Elogio di Erasmo – seconda parte

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«Allora Marta… Ti stuzzica la filosofia di Erasmo? Ti piace l’immagine per cui l’umanità sia strettamente legata alla follia?»

«Perché no! Anche se finora credevo che a distinguerci come specie fosse la ragione» mi rispose con un pizzico di sarcasmo.

«Non riesco a darti torto» le dissi «però la versione di Erasmo è molto convincente! Basta cambiare prospettiva, non trovi? I filosofi, quelli descritti nel testo, vedono l’infelicità nella follia, cioè in quell’ignoranza che contraddice la consapevolezza. Erasmo vuole ribaltare la loro visione: nessuno è infelice quando è in armonia con la propria natura, ci dice; una natura umana che vuole tanto la follia quanto la ragione… anzi, è la follia la vera medicina per l’anima, la giusta strada da seguire per raggiungere la felicità. Non è la scienza la via da percorrere, come sostengono invece quegli “esperti del ragionamento tortuoso”, cioè i filosofi. Essa, al contrario, rappresenta una vera tortura per la mente umana. Le uniche discipline scientifiche che l’uomo deve prediligere, dato che ormai ci sono perché donate all’umanità da dei demoni impiccioni, sono quelle più vicine alla follia. Non la teologia… E nemmeno la fisica o l’astrologia e neppure la dialettica! Ma la medicina e la giurisprudenza!»

«E perché i medici e gli avvocati sarebbero folli?» mi chiese Marta stupita.

«Perché la medicina, per Erasmo, almeno per come veniva esercitata dai più, rappresenta solo una forma di adulazione: è l’arte della retorica. I medici convincono il loro paziente ma non lo curano sul serio. Gli avvocati vengono descritti come asini che riescono negli affari e che dibattono senza sosta, allontanandosi sempre di più dalla verità; a dispetto dei poveri teologi e dei filosofi, i quali ragionano sui misteri dell’universo, trascorrendo però la loro intera esistenza nell’indigenza. La soluzione migliore comunque, questo vuole essere il messaggio della Follia, è quella di non farsi ammaliare da nessuna delle arti razionali.»

«Quindi la felicità è degli stupidi e degli ignoranti?»

«Beh, nel testo la Follia si domanda: non sono forse gli scimuniti e gli sciocchi a non avere paura della morte? A non essere tormentati da rimorsi di coscienza, a non avere timore degli spiriti o dei mali incombenti o della precarietà per il futuro che non si conosce? Sono allegri e portano la loro spensieratezza in giro per il mondo, come se fossero dei predestinati. Anche i sovrani non possono fare a meno dei folli, perché gli donano buonumore; infatti, a differenza dei filosofi, agli sciocchi è permesso anche il prendersi gioco del proprio Signore.»

«Effettivamente, nelle corti medioevali, ai buffoni era quasi tutto permesso.»

«Bravissima Marta!»

«Reminiscenze di vecchie letture. E internet me lo sta confermando» mi disse mostrandomi lo schermo del suo smartphone e facendomi l’occhiolino.

Scoppiai in una risata «Lo sai che per spiegare e motivare quello che scrive, Erasmo fa uso di molte allegorie e dei miti dell’antica Grecia? Ti ho citato prima il suicidio delle vergini di Mileto; Erasmo ci parla anche del demone Theuth e dell’invenzione dell’alfabeto, prendendo spunto dal Cratilo e dal Fedro di Platone. Fa riferimento ad Omero, alle commedie di Aristofane. Si rifà agli scritti di Policrate, alla Repubblica di Platone, a Seneca, a Plutarco… Una vera e propria conoscenza enciclopedica quella di Erasmo. Altro che Google!»

«Sarebbe stato un ottimo compagno di studi» mi rispose Marta «Insomma, i folli stanno meglio dei sapienti perché conoscere significa avere maggiore coscienza delle brutture del mondo; brutture talmente brutte da condurre molti di loro al suicidio…»

«Esatto Marta. Inoltre le brutture del mondo, come le hai chiamate tu, si riflettono anche sull’aspetto fisico dei filosofi. La Follia ce ne fa un vero e proprio ritratto negativo: li descrive come dei vecchi canuti, istruiti e colti ma tristi, austeri, inflessibili con se stessi, fastidiosi ed evitati dagli altri uomini; sono magri, pallidi e deboli, in fuga dalla vita prima del tempo, una vita che in realtà non hanno mai veramente vissuto…»

«Che brutta immagine! Qui Erasmo esagera un pochino, non credi?»

«Certo, sono d’accordo. Devi capire, però, che Erasmo vuole mostrarci due prospettive tra loro estremamente contrapposte. La sua è un’allegoria, un’esagerazione, una vera e propria provocazione che ha un fine ben preciso, cioè quello di condannare certi costumi e certi atteggiamenti in voga nella società e nella Chiesa del suo tempo. E di esempi specifici di condanna ne farà molti e molto chiaramente, più avanti nel testo. Erasmo muove un’ulteriore obiezione alla presunta superiorità della Follia; e lo fa con il “gracidare delle rane del Portico”.»

«Cioè?»

«Qui Erasmo allude agli Stoici, ma mica lo spiega nel testo, così come tante altre metafore che usa. Non sai quante volte ho dovuto usare i motori di ricerca!» e continuai «Le rane gracidanti sostengono che non esiste nulla di più miserevole della demenza e che l’andare fuori di senno, l’essere folle, altro non è che la manifestazione della demenza stessa.»

«E come dargli torto?» mi chiese Marta con un sorriso.

«Aspetta! Magari cambierai idea anche ora. Erasmo usa Platone per confutare gli Stoici; e lo fa attraverso le parole di Socrate che, nel Simposio, distingue tra la Venere celeste e la Venere terrestre e tra il Cupido celeste e il Cupido terrestre. Intende cioè spiegare l’esistenza di due tipi di follia: una è irragionevole e violenta, mentre l’altra conduce alla felicità. Quest’ultima ha la forza di liberare l’animo umano dalle angosce ed è in grado di infondere un piacere infinito agli uomini.»

«E naturalmente la demenza positiva è quella che ci ha donato la Follia, giusto Mirko?»

«Esatto Marta, vedo che hai capito bene. La follia negativa, che scaturisce dagli inferi per mano delle dee della vendetta, genera la passione per la guerra negli uomini, la sete di denaro, l’omicidio e ogni genere di peccato. Quella positiva, che è emanazione della protagonista dell’Elogio, è invece una demenza di tutt’altra specie.»

«Erasmo ci fa qualche esempio di follia positiva?»

«Certo!» sorrisi «Ci parla prima di Cicerone e poi del cittadino di Argo; è particolarmente simpatico questo secondo racconto. Il protagonista è seduto da solo a teatro, in un teatro deserto. Tutto ad un tratto inizia a ridere e lo fa perché pensa di assistere realmente a uno spettacolo, di vedere davvero gli attori e le attrici recitare sul palcoscenico. La situazione ancor più comica nasce con i suoi familiari che, preoccupati, si attivano per cercare una cura alle sue visioni, trovandola! Rinsavito, egli inizia a inveire contro i parenti e a lamentarsi con gli amici perché, a causa loro, erano sparite tutte quelle belle illusioni che tanto lo divertivano e che lo facevano stare bene.»

«Divertente!»

«Molto. Erasmo spiega che non è follia quella che non ti permette di cogliere la differenza tra una bella poesia o una poesia di poco valore; o il confondere un asino da un mulo a causa di problemi di vista. La follia positiva ha bisogno dell’errore generato dall’uso contemporaneo dei sensi e della mente e deve, inoltre, perdurare nel tempo.»

Marta mi guardò confusa «Ok… aspetta! Questa me la devi spiegare meglio!»

«Ad esempio, se sentendo il raglio di un asino un uomo crede di ascoltare una sinfonia soave o, nonostante le sue umili origini, egli pensa di essere un nobile, è sicuro che al poveruomo ha dato di volta il cervello. E il benessere che infonde questo tipo di pazzia vale sia per chi ne è in possesso, sia per chi ne è spettatore.

Sono folli anche tutti quelli che disprezzano ogni cosa al di fuori delle battute di caccia, che amano il suono cupo del corno e l’abbaiare dei cani, e il rituale dello squarciare la selvaggina.

Sono folli quei giocatori che trascorrono la loro vita a gettare i dadi, perdendo ogni loro avere e frodando gli altri, con lo scopo di riottenere i mezzi per ritornare a giocare.

Sono folli anche tutti coloro che ascoltano storie incredibili, fatte di fantasmi e spettri. Questi racconti, ci dice Erasmo, non sono solo un passatempo contro la noia, ma anche un guadagno per i sacerdoti e i predicatori.»

«Eccoci arrivati al tasto dolente! Sbaglio?»

«Non sbagli Marta! Erasmo vive in un periodo storico in cui si fa strada l’idea di una riforma. È il periodo di Lutero, della denuncia della vendita delle indulgenze. Erasmo non è filo-luterano, tuttavia è ben cosciente del degrado della società in cui vive ed esprime ironicamente tutto il suo disappunto nelle pagine dell’Elogio.

Infatti descrive come folli tutti coloro che pensano di salvarsi dalla morte pregando San Cristoforo o Santa Barbara; o coloro che pretendono di diventare ricchi grazie a Sant’Erasmo. O, ancora, chi giura devozione a San Giorgio, o alla Vergine Maria, solo per proprio beneficio materiale. Madonna alla quale, ci dice Erasmo, la gente attribuisce quasi più autorità che a Cristo. Come se ciò che non fosse possibile ottenere dal Figlio, potesse, invece, avere felice riscontro attraverso l’intercessione della Madre.

Descrive come folle chi vive nella convinzione di poter lavare il fango di un’intera vita fatta di spergiuri, tradimenti, perfidie, attraverso il pagamento di un obolo, mediante un patto insomma, ricominciando così da zero. Solo gli odiosi saggi sono consapevoli che “morire bene” significa aver “vissuto bene” e che senza un vero pentimento non può esistere alcuna salvezza. Se gli uomini folli lo capissero, allora verrebbero travolti dall’angoscia.»

«Odiosi saggi? Odiosi perché conoscono la verità?»

«Direi di si.»

«E quindi solo il saggio è in grado di affermarla, dico bene?»
«Si, lo penso anch’io. Purtroppo, come ci dice Erasmo, se la verità trapelasse, la sicurezza di tutti quei folli verrebbe tragicamente meno.»

Fine seconda parte…

L’Elogio di Erasmo – prima parte

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«Li sente?» mi chiese il professore girando leggermente il volto e indicando la finestra che dava sul cortile della facoltà.

«Li sente quanti sono?» continuò «Nel dopoguerra, nel paese dove abitavo, in Friuli, nella mia classe delle elementari eravamo in trenta, alle medie in otto, al liceo siamo rimasti in cinque. Del gruppo sono l’unico ad aver conseguito la laurea.» Fece una pausa di riflessione abbassando lievemente il capo verso sinistra e abbozzando un sorriso.

«Erano altri tempi, starà pensando lei» mi disse alzando nuovamente lo sguardo verso di me e fissandomi diritto negli occhi «Certo ha ragione, ha pienamente ragione».

Indossò i suoi occhiali, si alzò in piedi e si diresse verso la finestra, con le mani intrecciate dietro la schiena. Rimase in quella posizione per pochi secondi, dopo di che si rigirò e riprese a spiegarmi cosa non andava nella mia tesi.

Ero in ritardo per il lavoro, dovevo scappare. Uscendo nel cortile mi voltai al richiamo di una voce: «Hey! Dove corri?». Era Marta, una mia ex compagna di università, non la vedevo da mesi.

«Finalmente! Chi non muore… Ci prendiamo un caffè?» mi chiese con un sorriso «così mi racconti come è andata con il vecchio orso» mi disse con fare complice «sono sicura che arrivi da lì».

Mi prese sotto braccio e iniziò a trascinarmi verso il bar dell’università.

«No, usciamo fuori di qui, prendiamoci un caffè come si deve» le risposi «quella brodaglia scura che servono qui a 60 centesimi va bene prima degli esami, non certo per fare quattro chiacchiere». Andammo in un bar poco distante, ci sedemmo e lei incominciò a raccontarmi delle sue esperienze dell’ultimo anno.

Marta è una ragazza davvero in gamba; ha 25 anni, capelli corti castani, occhi scuri e uno sguardo sicuro. È molto affascinante e in lei si fondono la dolcezza dei tratti del viso con la forza del temperamento. Dopo la Laurea ha deciso di salire su di un aereo per l’Inghilterra; doveva stare li poche settimane, alla fine ci si è trasferita. Dopo alcuni mesi, ecco che le arriva la chiamata per uno stage al Parlamento europeo. Fa di nuovo le valigie e… via in direzione Lussemburgo. Nel frattempo prepara il concorso per un dottorato, in Belgio. Ora è qui, ma solo per riabbracciare parenti e amici, è di passaggio e lo sappiamo tutti.

«Sono felice per te, in un solo anno hai fatto tantissimo… tanta esperienza; e sei solo all’inizio di una carriera che lo so già… lo so che sarà straordinaria!» le dissi compiaciuto.

«Si, hai ragione; e sono cambiata tanto. Penso anche di aver viaggiato di più quest’anno che in tutta la mia vita. Finalmente posso definirmi, a tutti gli effetti, una da generazione erasmus!» sorrise.

«Erasmus… mmm… Mi hai fatto venire in mente che proprio in questi giorni ho finito di leggere l’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam, sai?»

«Testo allegro! Beh, ora che mi ci fai pensare, ricordo la tua passione per la filosofia!»

«Sono curioso! E hai ragione, è un testo molto allegro, è vero! Nonostante sia stato scritto da Erasmo come denuncia della corruzione della Chiesa del suo tempo» le risposi sorridendo «E poi, in fin dei conti, anche tu sei un pochino folle, no? Sei partita su due piedi, senza pianificare nulla; e stai viaggiando per tutta l’Europa lontano da tutti quelli che conosci…»

Mi interruppe «In effetti, vista in questo modo non posso che darti ragione. Ma dimmi un po’: nel testo di Erasmo com’è descritta la Follia?»

«Davvero ti interessa?»

«Si davvero. È uno di quei libri che ho sentito spesso nominare ma che non ho mai preso in mano.»

«Bene, allora te ne parlo volentieri! Nel testo la follia è una Dea che ha il dono di rallegrare sia gli Dei che gli uomini. È figlia del dio Pluto, il quale era leggermente ubriaco la fatidica sera…»

«Aspetta, aspetta!» mi interruppe «Mi stai dicendo che la Follia è stata concepita sotto l’effetto dell’alcol?» Marta si mise a ridere.

«Certo, non ti sembra la cosa più ovvia?». le risposi di slancio.

«Vero! Sarebbe stato folle il contrario» mi disse alzando le sopracciglia e iniziando a digitare sul suo cellulare «stavo anche pensando al fatto che non è per nulla fuori moda questo tipo di comportamento» scoppiammo entrambi in una risata.

«La Follia era originaria di un’isola dove tutto cresceva e germogliava senza semina e aratro, un luogo dove non esisteva né vecchiaia, né malattia, né fatica…»

«Mica male, che invidia!» lesse il messaggio sul suo cellulare e mi disse «Ascolta, io ho appena avvertito a casa; non torno per pranzo. Mangiamo qui insieme, ok?»

«Direi di si. Non avrebbe senso andare ora al lavoro. Meno male che la gestisco in autonomia la mia giornata, altrimenti sai che risate…» le risposi guardando l’orologio.

«Ti sei sposato Mirko? Non era imminente il grande evento? Oppure sbaglio?» mi chiese Marta, sporgendosi dalla sedia verso di me, con fare curioso.

«Si mi sono sposato, cara Marta! Ho fatto il folle gesto anch’io» le dissi con una smorfia e poi sorridendo.

«Perché folle? Sei stato obbligato?» rise.

«Non ti pare folle sposarsi sebbene si conoscano prima tutti gli svantaggi del farlo? E avere dei figli? Non è folle dal momento che si conoscono i dolori che dovete sopportare voi donne nel partorire? Eppure non vi tirate indietro, anzi! Se possibile, tutte voi sperate di poter ripetere l’esperienza una seconda volta.»

«Io personalmente no, caro Mirko.» mi disse, sistemandosi meglio sulla sedia «Inoltre ho la netta sensazione che tu mi stia rispondendo con le parole di Erasmo… sbaglio?».

Le sorrisi «Hai ragione, ma ti giuro che non riesco a non pensare al suo libro. Nel leggerlo c’è davvero da scompisciarsi dalle risate. Ti faccio un esempio: Erasmo descrive il “membro” dell’uomo come una parte assurda e ridicola che non è possibile nominare senza ridere. Ti ricordo che siamo nel ‘500» feci una pausa e poi ripresi: «Erasmo vuole dirci che tutto ciò che c’è di buono nel mondo non può che essere folle. Per farcelo capire ci fa naturalmente parecchi esempi; ci dice che la giovinezza ha quel non so che di folle che attrae gli altri, che spinge gli uomini a prendersi cura dei piccoli e ammirare i giovani, così privi di senno e sempre di buon umore. Man mano che trascorre il tempo, però, l’uomo si allontana dalla follia, riabbracciandola nella vecchiaia, rim-bambendo, ritornando bambino.»

«Rim-bambendo» ripeté Marta guardando in alto «non l’avevo mai pensata in questo modo.»

«Proprio così… e dato che nessuno elogia apertamente la Follia, Lei vuole uscire allo scoperto e vuole cantare quelle doti che le sono proprie e che ha donato a tutti gli uomini e a tutti gli Dei. Inoltre, ci dice Erasmo, è Lei, è proprio la Follia che ci rende saggi.»

«Eh no, qui ti fermo e ti contesto, anzi contesto il nostro caro Erasmo da Rotterdam. La follia non può certo guidare alla saggezza, per favore, dai! La follia è frivola, non saggia!»

«Mettiamola così: Erasmo ci vuole dimostrare che la follia va al di là della sola assennatezza. La follia è quella saggezza pratica figlia delle emozioni, oltre che del senno. Chi vorrebbe un uomo irreprensibile come guida, che non sbaglia mai e che non perdona nulla? Chi preferirebbe, come magistrato di una città o capo di un esercito, una statua di un uomo di marmo, privo di intelligenza e di qualunque sentimento umano?»

«Ok ci sono. La follia ci rende umani, ma un Dio? Come può avere della follia in sé, un Dio?»

«Ottima domanda! Effettivamente nel testo si parla di divinità pagane, degli Dei greci, figure mitologiche che nulla hanno dell’immagine del Dio cristiano. In ogni caso non pensi che una parte di follia debba pur esistere anche nel “nostro” Dio, dal momento che Egli ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza? Se Dio ha creato ogni cosa, se è in ogni cosa e ogni cosa è in Lui, dunque anche la follia deve esistere in lui, non credi?»

«Direi di si. Sei stato convincente.»

«La Follia ha il dono di rendere la vita tollerabile a chiunque; inoltre, Erasmo ci dice che senza di lei l’uomo potrebbe addirittura decidere di suicidarsi.»

«Perché suicidarsi? A parer mio è il suicidio un atto folle, non certo il contrario! Come me la spieghi questa?» socchiuse un po’ gli occhi in segno di sfida e poi sorrise.

«Erasmo è convincente anche su questo punto: ci dice che se guardassimo tutto intorno a noi, dalla cima di un monte come fa Giove, potremmo osservare e capire realmente quanto sia dura l’esistenza dell’uomo; quante siano le insidie, i torti, la fatica e gli affanni di una vita che si conclude con la morte. Erasmo cita il caso del suicidio di massa delle vergini di Mileto, le quali si impiccarono inspiegabilmente una dopo l’altra… Se il suicidio è stato il destino comune di tanti pensatori e filosofi antichi: Diogene, Senocrate, i Catoni, i Cassi, i Bruti, Chirone, non è dunque solo attraverso l’ignoranza e la spensieratezza, doni della Follia, che è possibile vivere senza dolore?»

«Devo ammettere che è un buon punto di vista.» mi disse Marta.

«Lo penso anch’io.» feci una pausa per bere il mio caffè, poi le chiesi «Lo vedi quell’uomo laggiù, quello seduto al tavolino? Quello accanto alla cassa?»

«Si lo vedo.»

«Osservalo bene. Non noti qualcosa di strano in lui?»

«Beh non saprei; aiutami dai!»

«Guarda i suoi capelli…»

«Oddio, ora lo noto anch’io. È tinto!»

«Sapevi che si tingevano anche nel 1500? L’ho scoperto leggendo l’Elogio di Erasmo. Nel testo egli descrive i vecchi signori che si tingono, che usano parrucche per nascondere la calvizie e mettono le dentiere. E le vecchiette? Sono sempre allo specchio a sfoltirsi il pube ostentando le vecchie mammelle avvizzite; e bevono, si inseriscono nelle danze delle fanciulle, scrivono bigliettini amorosi. Non è follia questa?»

«Assolutamente si. E continuo a pensare che questi esempi di atteggiamento folle resistano stoicamente al passare del tempo.» Scoppiammo a ridere, così tanto che per un attimo ci guardarono tutti nel bar.

Fine prima parte…

25 Aprile. Libertà e liberazione

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La libertà non esiste nel mondo delle cose, è un concetto senza forma, è un’idea, un faro a cui puntare, verso cui dirigersi. È una guida impalpabile, eterea, non dimostrabile.

Ce lo ha detto Kant, lo ha ribadito Hannah Arendt: la libertà non può far parte del mondo naturale, non esiste nell’universo dei bisogni, anzi è totalmente estranea ad esso. Cosa sono i bisogni se non il mangiare, il dormire, il volersi riprodurre… Se ho fame devo mangiare, se non mangio mi indebolisco, mi ammalo, muoio. Il mondo naturale non prevede la libertà, tuttavia non la preclude totalmente poiché essa è sensazione umana, propria dell’individuo.

La libertà non è dimostrabile perché è un pensiero; non ha estensione la libertà, non la si può catturare, eppure è fondamentale per l’uomo che agisce, essenziale per tutti gli individui che vivono nella società, che si attivano in essa e si relazionano con altri individui. Dunque la libertà è dell’uomo ma «solo nel rapporto con gli altri egli può vivere l’esperienza della libertà». (Arendt H., Verità e politica)

Quando penso alle relazioni mi viene sempre in mente Hobbes e il “suo” Stato di natura; cioè una condizione umana archetipica, costituita da leggi preesistenti l’ordinamento civile. Nello stato di natura hobbesiano vige la legge della guerra, del bellum omnium contra omnes, del tutti contro tutti. Per Hobbes l’unica strada percorribile da parte dell’uomo moderno, per non soccombere e abbandonarsi ad una perpetua lotta per la supremazia sull’altro, è quella di istituire un patto sociale tra gli stessi membri della comunità, un vero e proprio contratto attraverso cui tutti debbono associarsi e subordinarsi ad un sovrano al quale vengono trasferiti i diritti naturali di tutti i membri del gruppo sociale.

Questo è un esempio di alienazione. Feuerbach ci parla di alienazione in ambito teologico (teologia come antropologia), Marx la traduce all’interno della dimensione economica, parlandoci del capitale, della figura dell’operaio e della sua disumanizzazione come conseguenza del perverso meccanismo della produzione di ricchezza.

Sono forse, questi, esempi nei quali la libertà viene meno? Soccombere alla tirannia di un gruppo, o di un singolo, o di una condizione socio-economica ostile e alienante, vuol significare abbandonare la libertà?

La risposta non può che essere negativa; la libertà ci appartiene e ci apparterrà sino a che saremo in grado di pensare, perché non esiste se non dentro di noi ed è l’Idea che rappresenta il naturale nutrimento del nostro agire nel mondo.

Il 25 Aprile del 1945 c’era il sole a Milano. Già dal giorno precedente erano nate spontaneamente alcune insurrezioni popolari contro i nazifascisti. La prima vittima fu una donna, Gina Galeotti Bianchi, detta Lia, incinta di 8 mesi, che cadde sotto il fuoco di alcuni soldati tedeschi in fuga da un posto di blocco partigiano. Per tutto il giorno i partigiani, comandati da Sandro Pertini, Luigi Longo, Leo Valiani ed Emilio Sereni, combatterono, strenuamente; alle 9:00 del giorno successivo Corrado Bonfantini, il comandante delle brigate Matteotti, annunciò la liberazione di Milano.

Cos’è la liberazione se non la traduzione attiva della libertà in quanto idea; lo sforzo mondano per dare forma ad un pensiero?

La liberazione raffigura una delle tante possibili rappresentazioni reali del concetto di libertà; e devo ammettere che è quella che prediligo!

In ricordo di Primo Levi

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«A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.» (Primo Levi, Se questo è un uomo)

Sono trascorsi molti anni da quel 27 Gennaio 1945, ad Auschwitz. Sono trascorsi 31 anni dalla morte di Primo Levi, 31 anni oggi, 11 Aprile 2018.
Levi è morto suicida, un gesto che ha affermato ancor più profondamente il suo distacco dal Dio ebreo, dalla fede in una divinità trascendente, allontanamento che ha avuto inizio con la Shoah.
«Kuhn ringrazia Dio perché non è stato scelto […] Non capisce Kuhn che è accaduto oggi un abominio che nessuna preghiera propiziatoria, nessun perdono, nessuna espiazione dei colpevoli, nulla insomma che sia in potere dell’uomo di fare, potrà risanare mai più? Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn».
Con queste parole, tratte da Se questo è un uomo, Levi ha sentenziato la morte di Dio in sè, ma non la Sua dipartita dal campo di prigionia e sterminio.
«Tutte le caratteristiche dell’essere divino sono caratteristiche dell’essere umano» ci ha detto Feuerbach, insistendo sul concetto di alienazione, per cui Dio acquista tanta più forza quanto più l’uomo se ne priva.
«Dietro di me sentii il solito uomo domandare: dov’è Dio. E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca», sono le parole Eli Wiesel, prese dal suo libro La Notte, con le quali descrive la morte di un bambino, impiccato nel campo di Auschwitz dalle SS. Una lenta agonia la sua, una fine che non sopraggiunge se non dopo mezz’ora di sofferenza.
La religione cristiana afferma che Dio si è fatto uomo e come uomo ha percorso tutto il cammino delle nostre paure, delle nostre passioni, facendone la sua passione. «Giuda, quello che devi fare fallo, e fallo in fretta», «Dio allontana da me questo calice, ma sia fatta la tua e non la mia volontà», «Padre perché mi hai abbandonato?». Ho citato a memoria alcuni estratti delle mie letture giovanili del Vangelo; testo che rappresenta la testimonianza di Gesù in quanto uomo. Ciò mi permette di immedesimarmi, ci permette di immedesimarci tutti in lui, proprio perché uomini.
«Beati saranno coloro che vedendo crederanno, ma ancor più beati saranno coloro che pur non vedendo crederanno» sono le parole di Cristo risorto, di fronte all’incredulità di Tommaso.
Credere in Dio é un atto di fede e la fede esige, secondo alcuni, la sospensione della ragione. A me piace pensare, al contrario, che credere in Dio non voglia una tregua tra noi e la nostra razionalità. Penso che la fede, la ragione la comprenda e non la trascenda.
Condivido l’idea di Eli Wiesel per cui le domande abbiano una forza non più presente nelle risposte; e ritengo che il segreto del “Credere” risieda proprio nella forza contenuta nella domanda.
Per Nietzsche Dio é morto; eppure l’immagine platonica del filosofo che si libera dalle catene ed esce dal buio della caverna contemplando finalmente la luce del sole, ha la capacità di farmi pensare al tutto e non certo al nulla.
Primo Levi ha avuto la fortuna di sopravvivere al campo di sterminio; tuttavia, l’essere stato testimone della crudeltà di cui l’uomo è capace lo ha cambiato profondamente, ha letteralmente ucciso una parte di lui.
Una crudeltà che si è rivelata in tutta la sua realtà anche in quanto disumanizzazione dell’umano. Ragionando in questi termini e ripensando le parole di Feuerbach, mi viene da dire che Dio c’era, era sicuramente presente ad Auschwitz, molto più che altrove.

Votare: da homo sapiens a homo videns

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Il voto è alle porte e rappresenta il momento nel quale il cittadino ha la reale occasione di esercitare la propria sovranità; un esercizio democratico a cui oggi, purtroppo, tanti elettori preferiscono rinunciare.

Non c’è dubbio sul fatto che i cittadini italiani, storicamente i più assidui frequentatori della cabina elettorale, negli ultimi 30 anni si siano adeguati al trend astensionista occidentale (anche la letteratura scientifica sull’argomento è concorde).

Il messaggio del “dovere civico”, oggi, non sembra far breccia nella coscienza degli elettori.

Una spiegazione plausibile potrebbe risiedere nella sfiducia verso le istituzioni e nel disinteresse per la politica in generale, due temi tra loro strettamente imparentati. Tuttavia questi sono solo due degli elementi che strutturano un dato composito ben più articolato e complesso.

Emanuele Ferragina, in un suo libro pubblicato nel 2014, ci ha parlato di una maggioranza invisibile costituita dai non rappresentati della nostra politica: sono i disoccupati, i neet (Not in Education, Employment or Training), i pensionati meno abbienti e i precari. Una maggioranza silenziosa fatta di tanti (tantissimi) individui che intraprendono la via della rinuncia al voto.

Di particolare attrattiva, per i politologi, è il cosiddetto astensionismo intermittente (sono coloro, cioè, che votano solo in certe occasioni), un fenomeno che funge sempre più spesso da ago della bilancia negli appuntamenti che contano (le “Politiche” ad esempio).

Se dovessi dare un parere personale direi che quando a vincere è “il partito dell’astensione”, a perdere è pur sempre il movimento degli astenuti. Se nel referendum (il recente sulle riforme costituzionali ne è un esempio) il non votare rappresenta un’opzione tecnicamente valida, al contrario la chiamata alle urne per le “Politiche” vuole una scelta attiva. In quest’ultimo caso il non-voto non sceglie, il non-voto subisce la scelta di altri.

Riflettere su questi argomenti mi riporta alla memoria le parole di Giovanni Sartori secondo il quale, e lo ha scritto in un suo testo nel 1997, noi tutti (chi più chi meno) siamo ormai passati dallo stato di homo sapiens a quello di homo videns. Sartori parlava della spettacolarizzazione politica, della politica televisiva, di un prodotto nel quale gli aspetti scandalistici diventano rilevanti, a discapito (purtroppo) degli elementi sostanziali, cioè i temi e i programmi politici. Approfondire costa! Costa tempo, risorse intellettuali, sacrificio. L’elettore mediamente si accontenta delle notizie sui telegiornali, sui giornali e delle news (spesso delle fake-news) sul web. Approfondire ha un prezzo, al quale molti cittadini si sottraggono.

Esistono dei software in rete (alcuni sofisticati, voluti da università importanti, altri meno attendibili) che permettono di verificare la propria posizione politica su una mappa o su un grafico; il tutto attraverso la somministrazione di un questionario, di una batteria di domane mirate. Si tratta del cosiddetto Voting Advice Application, strumento che potrebbe essere una alternativa, se ben strutturata, per aiutare i più indecisi a collocarsi all’interno dello spazio politico di cui sono parte.

Riporto di seguito un link dove procedere con il quiz-test: Test_Politico

Ho deciso, sulla base di questo tipo di ragionamento, di riassumere i programmi politici pubblicati dal PD, dal M5s, dalla coalizione di Destra, cioè delle tre realtà politiche più forti attualmente in Italia, in tre link riportati in calce a questo articolo. L’ho fatto con un intento divulgativo, confidando che possa materializzarsi quale strumento utile ai lettori per meglio comprendere la progettualità politica dei nostri rappresentanti, che è ciò che veramente conta in sede di decisione di voto.

Programma M5S

Programma PD

Programma Coalizione di Destra

Programma coalizione di destra

Programma della coalizione di Centro/Destra

http://www.forza-italia.it/speciali/Programma_centrodestra_condiviso_10_PUNTI.pdf

CENTRODESTRA-LOGHI-4Il programma, condiviso dalla coalizione di centro-destra (FI, Lega, Fratelli d’Italia), consta di 10 punti molto semplici e diretti che non si discostano dalla forma mentis condivisa e caratterizzante i partiti di matrice nazional-protezionistica attuali, quella della sponda TAN del nuovo asse occidentale GAL/TAN (Green-Alternative-Libertarian/Traditional-Authoritarian-Nationalist).

Particolarmente rilevante appare il tema della Flax-Tax, cioè dell’introduzione di un’unica aliquota fiscale. La proposta nasce con il fine dichiarato di contrastare l’evasione fiscale.

La Flax Tax non è un’imposta progressiva applicata sulla base della fascia di reddito di appartenenza (sistema attuale), bensì è una tassa (una percentuale) uguale per tutti, senza alcuna distinzione.

  1. MENO TASSE
  • Riforma del sistema tributario con l’introduzione di un’unica aliquota fiscale (Flat tax) per famiglie e imprese con previsione di no tax area e deduzioni a esenzione totale dei redditi bassi e a garanzia della progressività dell’imposta con piena copertura da realizzarsi attraverso il taglio degli sconti fiscali
  • No all’imposta sulle donazioni, no all’imposta di successione, no alla tassa sulla prima casa, no al bollo sulla prima auto, no alle tasse sui risparmi
  • Pace fiscale per tutti i piccoli contribuenti che si trovano in condizioni di difficoltà economica
  • Abolizione dell’inversione dell’onere della prova fiscale e riforma del contenzioso tributario
  • Chiusura di tutto il contenzioso e delle pendenze tributarie con contestuale riforma del sistema sanzionatorio tributario
  • Introduzione del principio del divieto di tassazione in assenza di reddito (Irap, IMU, bollo auto, donazioni e successioni)
  • Pagamento immediato di tutti i debiti della Pubblica amministrazione nei confronti di cittadini e imprese anche con lo strumento innovativo dei Titoli di Stato di piccolo taglio
  • Con le risorse liberate dalla Flat tax, stimolo agli investimenti pubblici e privati
  • Facilitazione dell’accesso al credito per le piccole e medie imprese
  • Modifica dello split payment rendendo neutra l’applicazione dell’IVA su tutta la filiera di produzione
  • Profonda revisione del Codice degli appalti per rilanciare gli investimenti e l’occupazione
  1. MENO STATO INVADENTE, PIÙ STATO EFFICIENTE, PIÙ SOCIETÀ
  • Riorganizzazione della macchina dello Stato secondo il principio della pari dignità fra la Pubblica amministrazione e il cittadino
  • Taglio visibile agli sprechi mediante l’effettiva introduzione del principio dei fabbisogni e dei costi standard
  • Autocertificazione preventiva delle iniziative in ambito privato, ora sottoposte ad autorizzazione con verifica ispettiva al termine delle opere
  • Chiusura effettiva di Equitalia con libertà per gli Enti locali di decidere i metodi di riscossione
  • Abolizione del limite all’uso del contante
  • Piano per il Sud: sviluppo infrastrutturale e industriale del Mezzogiorno, uso più efficiente dei fondi europei con l’obiettivo di azzerare il gap infrastrutturale e di crescita con il resto del Paese
  • Piano straordinario per le zone terremotate
  1. MENO VINCOLI DALL’EUROPA
  • No alle politiche di austerità
  • No alle regolamentazioni eccessive che ostacolano lo sviluppo
  • Revisione dei trattati europei
  • Più politica, meno burocrazia in Europa
  • Riduzione del surplus dei versamenti annuali italiani al bilancio UE
  • Prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, sul modello tedesco (recupero di sovranità)
  • Tutela in ogni sede degli interessi italiani a partire dalla sicurezza del risparmio e della tutela del Made in Italy, con particolare riguardo alle tipicità delle produzioni agricole e dell’agroalimentare
  1. PIÙ AIUTO A CHI HA BISOGNO
  • Azzeramento della povertà assoluta con un grande Piano di sostegno ai cittadini italiani in condizione di estrema indigenza, allo scopo di ridare loro dignità economica
  • Aumento delle pensioni minime e pensioni alle mamme
  • Estensione delle prestazioni sanitarie
  • Raddoppio dell’assegno minimo per le pensioni di invalidità e sostegno alla disabilità
  • Incentivi all’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro
  • Azzeramento della legge Fornero e nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile
  • Codice delle norme a tutela dei diritti degli animali domestici e di affezione
  • Piano straordinario di riqualificazione delle periferie, restauro delle coste e dei siti di interesse monumentale anche attraverso la “sostituzione edilizia”
  1. PIÙ SICUREZZA PER TUTTI
  • Lotta al terrorismo
  • Ripresa del controllo dei confini
  • Blocco degli sbarchi con respingimenti assistiti e stipula di trattati e accordi con i Paesi di origine dei migranti economici
  • Piano Marshall per l’Africa
  • Rimpatrio di tutti i clandestini
  • Abolizione dell’anomalia solo italiana della concessione indiscriminata della sedicente protezione umanitaria mantenendo soltanto gli status di rifugiato e di eventuale protezione sussidiaria
  • Introduzione del principio che la difesa è sempre legittima
  • Adeguamento ai parametri medi occidentali degli stanziamenti per la Difesa
  • Carabinieri e poliziotti di quartiere e estensione dell’esperimento “strade sicure” con impiego delle Forze Armate per la sicurezza delle città
  • Tutela della dignità delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate con stipendi dignitosi, dotazioni adeguate di personale, mezzi e tecnologie adeguati al contrasto del crimine e del terrorismo
  • Inasprimento delle pene per violenza contro un pubblico ufficiale
  • Revisione della legge sulla tortura
  1. PIÙ GARANZIE PER CIASCUNO
  • Riforma della giustizia per assicurare il diritto a un giusto processo
  • Separazione delle carriere della magistratura inquirente e giudicante
  • Nuova disciplina delle intercettazioni, della custodia preventiva, del diritto alla difesa
  • Tempi dei processi nella media UE, piano straordinario di smaltimento delle cause arretrate, risarcimento agli innocenti, non appellabilità delle sentenze di assoluzione
  • Potenziamento del ricorso a misure alternative al processo penale, sulla base delle esperienze positive della messa alla prova, in assenza di pericolosità sociale, anche in relazione alla finalità rieducativa della pena
  • No a sconti di pena per reati di particolare violenza e efferatezza
  • Accordi bilaterali per detenzione nei Paesi d’origine e nuovo Piano carcere
  1. PIÙ SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA
  • La famiglia come primo e fondamentale nucleo della società
  • Piano straordinario per la natalità con asili nido gratuiti e consistenti assegni familiari più che proporzionali al numero dei figli
  • Quoziente familiare
  • Tutela del lavoro delle giovani madri
  • Difesa delle pari opportunità e tutela delle donne con riconoscimento pensionistico a favore delle madri
  • Obiettivo di piena occupazione per i giovani attraverso stage, lavoro e formazione
  1. PIÙ QUALITÀ NELLA SCUOLA, NELL’UNIVERSITÀ E NELLA SANITÀ PUBBLICA
  • Più libertà di scelta per le famiglie nell’offerta educativa e sanitaria
  • Incentivazione della competizione pubblico-privato a parità di standard
  • Abolizione di anomalie e storture della legge impropriamente detta “Buona scuola”
  • Piano di edilizia scolastica
  • Centralità del rapporto docente-studente nel processo formativo
  • Centralità del rapporto medico-paziente nel circuito dell’assistenza sanitaria
  • Sostegno all’aggiornamento e meritocrazia
  • Azzeramento progressivo del precariato
  • Rilancio dell’Università italiana per farla tornare piattaforma primaria della formazione
  • Sostegno ed aiuto all’associazionismo sportivo quale strumento di crescita sociale
  1. PIÙ AUTONOMIE TERRITORIALI, MIGLIORE GOVERNO CENTRALE
  • Elezione diretta del Presidente della Repubblica
  • Riduzione del numero di parlamentari
  • Introduzione del vincolo di mandato
  • Rafforzamento delle autonomie locali
  • Modello di federalismo responsabile che armonizzi la maggiore autonomia prevista dal titolo V della Costituzione e già richiesta da alcune regioni in attuazione dell’articolo 116, portando a conclusione le trattative attualmente aperte tra Stato e Regioni
  • Piano straordinario per l’adeguamento di Roma capitale agli standard delle principali capitali europee
  • Una politica più responsabile e rispettosa del mandato degli elettori
  1. PIÙ TECNOLOGIE, CULTURA E TURISMO. TUTELA DELL’AMBIENTE. EFFICIENTAMENTO ENERGETICO.
  • Più tecnologie innovative applicate all’efficientamento energetico
  • Sviluppo e promozione di cultura e turismo
  • Tutela dell’ambiente
  • Piena diffusione delle infrastrutture immateriali
  • Digitalizzazione della Pubblica amministrazione
  • Piano di ristrutturazione delle tecnostrutture e migliore utilizzo delle risorse per le nuove tecnologie per tutto il sistema delle imprese, con particolare riferimento alle piccole e medie
  • Sostegno alle start-up innovative, anche attraverso la semplificazione del crowdfunding
  • Risparmio energetico ed efficientamento della rete
  • Sicurezza degli approvvigionamenti
  • Più efficienza della produzione energetica e dei consumi nell’edilizia, nell’industria e nei trasporti
  • Sostegno alle energie rinnovabili

Programma PD

Programma del Partito Democratico (PD)

https://programma2018.partitodemocratico.it/nessuna-promessa-programma-credibile/

pd-logo.jpgSul sito web del PD è possibile trovare tre versioni del programma scritto per le elezioni politiche di quest’anno:

  1. Una versione allargata, di una sessantina di pagine;
  2. Una versione sintetica, di circa 15 pagine;
  3. Una versione a punti, cento punti per veicolare il proprio messaggio programmatico.

A valle della lettura di tutte e tre le versioni, ho preso in considerazione la terza, che ho giudicato la migliore perché più smart e diretta. Ho cercato di fare ordine tra i punti, raggruppandoli per macro/aree, quest’ultime scelte da me in modo arbitrario. Il PD vuole continuare a percorrere la strada intrapresa con il Governo Renzi e Gentiloni. Temi che saltano all’occhio:

  • Salario minimo garantito
  • 80 euro estesi anche alla Partite Iva/Autonomi
  • Diritto di cittadinanza ai minori cresciuti in Italia
  • Riforma giustizia
  • Riduzione di 4 punti % del cuneo retributivo

Il risultato è quello che segue:

Ecologia:

  • Realizzazione di un Piano Nazionale per valorizzare le opportunità economiche e ambientali dello sviluppo dell’economia circolare.
  • Raggiungere quota quindicimila colonnine elettriche nell’arco della legislatura.
  • Trasformare le auto blu in auto verdi, tutte rigorosamente elettriche.
  • Introdurre 33 milioni di contatori digitali di ultima generazione per oltre due miliardi di investimento allo scopo di migliorare l’efficienza energetica in ogni edificio.
  • Rilanciare un piano di illuminazione a LED del patrimonio pubblico e delle strade cittadine.
  • Realizzare gli obiettivi della Strategia Energetica Nazionale e ridurre emissioni e inquinamento da plastiche, ponendo l’Italia in anticipo sugli altri Paesi nella lotta contro i rischi del cambiamento climatico.

Famiglia:

  • Realizzare un piano nazionale di asili nido da 100 milioni di € l’anno per tutta la legislatura.
  • Estendere una misura universale di sostegno, a partire da 80€ in più al mese, per ogni figlio fino ai 18 anni.
  • Istituire la Carta Universale dei Servizi dell’Infanzia (400€ al mese per i primi tre anni da spendere per asilo, servizi di cura, baby sitter).
  • Mutuare dall’esperienza del RBE spagnolo (reddito base emancipazione) la detrazione di 150€ mensili fino a 30.000€ di reddito per agevolare chi decide di uscire di casa prima dei 30 anni.
  • Incentivi fiscali alle famiglie che necessitano del sostegno di badanti o di ricovero in case di cura per migliorare la qualità della vita.

Giustizia:

  • Introdotto il processo telematico civile, riducendo i tempi della giustizia e semplificando il sistema. Estendere il processo telematico anche al processo penale.
  • Investire per fondi su nuovi carceri e su ristrutturazione carceri esistenti, valorizzando la funzione rieducativa e garantendo la certezza della pena.
  • Riqualificazione del personale amministrativo per snellire e digitalizzare i processi.
  • Valorizzare l’Agenzia per i Beni Confiscati per permettere una migliore gestione dei beni strappati alla mafia.
  • Rafforzare gli strumenti e realizzazione nell’arco della legislatura di una normativa nazionale sulle lobby.

Grandi opere e nuove tecnologie:

  • Accelerazione delle procedure nella ricostruzione delle aree terremotate.
  • Realizzare le opere ancora in ritardo come la 106 Ionica, i cantieri siciliani, la Tirrenica, la Cispadana, la Asti Cuneo, la Gronda.
  • Essere leader nella diffusione del 5G.
  • Concludere i cantieri aperti a cominciare da quelli del Bisagno, dell’Arno, del Seveso.
  • Essendo stati stanziati i denari per la bonifica dei principali siti inquinati a cominciare da Taranto per Ilva, Casale Monferrato, Bagnoli e Terra dei Fuochi, verificare semestralmente lo stato di attuazione dei lavori con procedure partecipate.

Immigrazione:

  • Investimenti mirati in particolar modo in Africa alla luce del progetto “Migration Compact”.
  • Vogliamo approvare la legge sul diritto di cittadinanza per i minori nati e cresciuti in Italia.
  • Vogliamo cambiare il principio scellerato del Trattato di Dublino firmato nel 2003 che lascia la gestione dell’immigrazione ai soli Stati di approdo.
  • Vogliamo condizionare i fondi europei della prossima programmazione al principio di solidarietà: chi non aiuta gli altri Stati nella gestione dell’immigrazione deve rinunciare all’aiuto economico italiano nel Bilancio.

Lavoro e Impresa:

  • Ridurre il cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%).
  • Salario minimo legale per combattere i lavori sottopagati.
  • Una legge sulla rappresentanza sindacale per evitare che micro-sigle sindacali condizionino la vita di tutti i cittadini con scioperi selvaggi.
  • Attribuire una tessera gratuita di sei mesi per viaggiare sui treni per chi perde il posto di lavoro.
  • Riduzione ulteriore dell’IRES e dell’IRI per piccole imprese fino al 22% : uno dei livelli più bassi in tutta Europa.
  • Aumentare le deduzioni IMU per i fondi di professionisti, artigiani e commercianti
  • Estendere i PIR anche oltre l’attuale perimetro di legge per consentire alle piccole imprese innovative di competere di più e valorizzare il risparmio italiano.
  • Istituire uno strumento di formazione personale per un monte ore complessivo minimo iniziale di 150 ore: formazione permanente e capitale umano.
  • Estendere la misura degli 80 euro anche alle partite IVA e agli autonomi fino ai 26.000€ lordi.
  • Ridurre il carico fiscale per le nuove assunzioni e le stabilizzazioni come già predisposto per il mondo sportivo.
  • Disoccupazione: vogliamo scendere sotto il 9% nell’arco della legislatura.
  • Disoccupazione giovanile: vogliamo scendere sotto il 20% nell’arco della legislatura.
  • Occupati: vogliamo arrivare a quota 24 milioni di occupati nell’arco della legislatura.

Politiche di inclusione economica e sociale e aiuto alle fasce dei cittadini più deboli, politiche per i giovani, politiche di educazione civica, politiche per le pari opportunità:

  • Rendere concreto l’inserimento sul lavoro delle persone con disturbi allo spettro autistico.
  • Creare speciali forme di aiuto, specie abitative, per i padri separati.
  • Raddoppiare i fondi per il reddito di inclusione.
  • Introdurre la pensione di garanzia per i più giovani.
  • Allargare le condizioni per usufruire dell’APE sociale.
  • Prevedere un servizio civile di un mese come forma di educazione civica per tutte e per tutti.
  • Raddoppiare lo stanziamento per le periferie e le aree degradate nel corso della legislatura.
  • Intensificare nelle scuole campagne per l’educazione stradale e sui rischi, specie per chi guida, dell’assunzione di sostanze.
  • Investimento di due miliardi di euro per rafforzare l’indennità di accompagnamento, graduando l’aumento sulla base del bisogno dei singoli.
  • Vogliamo affermare il principio concreto della parità di salario tra uomo e donna.
  • Modificare la legge sulle adozioni nazionali nell’arco della legislatura.
  • Graduale smartworking per il periodo iniziale post gravidanza e estensione del congedo parentale.
  • Garantire una più forte deducibilità fiscale a chi investe nel sociale, nella ricerca, nell’associazionismo.

Politiche nazionali e comunitarie:

  • Tornare ai parametri di Maastricht rispettando la regola del 3%, ma facendo scendere il debito secondo il principio per cui “Vogliamo ridurre il rapporto debito/PIL gradualmente portando nei prossimi dieci anni il rapporto debito/PIL dal 132% al 100%”.
  • Proporre nuove regole per Europa politica: seggi transnazionali, EuroBond, Ministro finanze europeo, Elezione diretta del presidente della Commissione.
  • Raggiungere l’obiettivo di 50 miliardi di export nell’agroalimentare.
  • Agevolare nella legalità l’ingresso delle giovani nel lavoro agricolo, in particolar modo nel Mezzogiorno.
  • Insistere perché l’Europa sia innanzitutto un’Unione Sociale e non solo un’Unione Bancaria, attraverso il servizio civile europeo, l’assicurazione contro la disoccupazione, gli strumenti di protezione sociale.
  • Affermare i nostri principi nella Children Union a livello europeo.
  • Approvare una legge sulla democrazia interna e la trasparenza di tutti i movimenti politici.
  • Recuperare un punto di PIL nell’arco della prossima legislatura attraverso la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.
  • Vogliamo portare il PIL a una crescita superiore al 2%.

Pubblica Amministrazione:

  • Tetto di stipendio ai manager del pubblico (già fatto) e proporre che la stessa regola sia adottata anche da tutti gli organi istituzionali che oggi possono derogare a questo principio, a cominciare dalla Camera e dal Senato.
  • Raddoppiare i fondi della legge sui piccoli comuni.
  • Premiare comunque i tanti dipendenti pubblici di qualità attraverso misure di incentivazione previste dal rinnovo del contratto.

Sanità:

  • Aumentare i fondi nazionali per i farmaci innovativi specie nel settore oncologico e la ricerca contro le malattie rare, agevolando gli investimenti imprenditoriali della ricerca farmaceutica in Italia.
  • Investire sulla digitalizzazione della sanità e sul capitale umano dei professionisti della salute, riducendo le liste d’attesa sulla base del modello emiliano.
  • Rispettare in modo rigoroso il limite dell’aggiornamento triennale dei LEA per prendersi cura in modo più efficace di chi vive una situazione di difficoltà.

Scuola, Cultura, sport:

  • Portare a centomila il numero degli studenti degli ITS (istituti tecnici superiori): nel tempo dell’intelligenza artificiale e della robotica, il futuro dell’Italia parte dalla formazione e dalle competenze.
  • Aprire i musei principali fino a mezzanotte tutti i giorni per consentire alle città di ampliare offerta culturale.
  • Creare una struttura simile a Napoli in collaborazione con i grandi player multinazionali dell’innovazione tecnologica (Apple, Cisco) già presenti sul territorio con le università del territorio.
  • Realizzare il progetto Matera Capitale europea della cultura 2019 per rilanciare e riscattare l’intero Mezzogiorno.
  • Vogliamo assumere diecimila ricercatori universitari di tipo B.
  • Aumentare il tempo pieno al sud e imponendo limiti inderogabili al numero degli alunni nelle classi.
  • Rinnovare il contratto degli insegnanti in modo regolare e continuativo, con la valorizzazione del merito e delle competenze.
  • Combattere la burocrazia scolastica che spesso fa passare interi pomeriggi a riempire moduli inutili a professori e personale della scuola.
  • Eliminazione delle spese per cultura e sicurezza dalle regole fiscali europee e dai limiti del patto di stabilità.
  • Bonus cultura 18enni: rendere strutturale questo investimento che segna una scommessa forte sull’identità culturale italiana contro chi dice: “Con la cultura non si mangia”.
  • Realizzare la legge quadro sullo sport, con particolare attenzione a rafforzare il binomio sport-scuola con l’intensificazione dell’educazione fisica fin dalle scuole primarie.
  • Estenderne i benefici al progetto Cultura 4.0.
  • Introdotto l’Art Bonus con la deducibilità fiscale per chi investe in cultura, estendere la misura a tutte le realtà culturali, anche non statali.

Semplificazione:

  • Verifica semestrale dello Stato di Attuazione dei lavori con procedure di coinvolgimento online dei cittadini sull’esecuzione delle opere.
  • Rendere strutturale il credito di imposta per spese in ricerca e sviluppo.
  • Investire nella semplificazione del fisco e nell’incrocio delle banche dati per pagare tutti, pagare meno.
  • Riorganizzare la giustizia tributaria e semplificare le regole in un unico codice tributario.
  • Estendere l’opzione della precompilata anche ai lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori.
  • Incentivare ogni tipo di strumento di pagamento digitale con particolare riguardo al progetto PagoPA che semplifica le transazioni digitali con la Pubblica Amministrazioni.

Sicurezza:

  • Finanziare 50.000 nuove videocamere per la sorveglianza su tutto il territorio nazionali.
  • Sostegno ai nostri militari impegnati con straordinaria professionalità in prima linea all’estero e nei confini nazionali e allargamento della nostra iniziativa all’estero con il progetto Caschi Blu della Cultura.
  • Creare una campagna contro le false notizie, antiscientifiche, che generano terrore e disinformazione.
  • Inasprire le pene e le sanzioni per i manager e gli amministratori colpevoli dei dissesti e per i responsabili di omessa vigilanza.
  • Violenza sulle donne: Investire sulla formazione permanente e sul coinvolgimento di insegnanti nelle scuole con il sostegno delle forze dell’ordine.

Tasse:

  • Canone RAI: scendere ulteriormente garantendo la qualità del servizio pubblico ma azzerando il canone alle categorie meno abbienti.
  • Rilanciare battaglia su etichettatura prodotto per affermare idea del consumo consapevole e dalla tracciabilità e chiarezza della filiera.
  • Far pagare alle aziende online che lavorano in Italia le stesse tasse delle aziende offline: stesse condizioni, uguali tasse.

Trasporti:

  • Accelerazione linee Milano-Venezia, Napoli-Bari, Catania-Palermo.
  • Realizzazione delle quattro ciclovie nazionali: Veneto/Torino (Vento), Grande Raccordo Anulare delle Bici a Roma (Grab), Sole, Pugliese.
  • Acquistare nuovi materiale rotabile e bus per dimezzare l’età media della flotta entro la fine della legislatura.
  • Stanziare 10 miliardi per edilizia scolastica.

Turismo:

  • Predisporre strumenti di incentivi fiscali sul modello dell’iperammortamento per chi riqualifica gli alberghi e le strutture ricettive.